La difesa anti grandine

La grandine è da sempre uno dei fenomeni più temuti dagli agricoltori. Anche altre attività e beni possono subire seri danni dalle grandinate. Come difendersi?

Luca Lombroso Luca Lombroso 07 Lug 2018 - 01:43 UTC

La grandine, come la definisce il WMO, è la caduta di chicchi di ghiaccio, trasparenti o opachi, di dimensione generalmente fra 5 e 50 mm, ma anche oltre, addirittura fino a 10-12 cm in casi straordinari. Si forma all’interno di nubi temporalesche (cumulonembi) a seguito del trasporto ad alta quota e conseguente congelamento di goccioline d’acqua. Queste restano poi sospese e in balia di potenti moti verticali fino a che sono sufficientemente grandi e pesanti da cadere al suolo. I chicchi cadono a velocità anche oltre i 100 km/h e questo, unito alla loro dimensione, è proprio la causa degli ingenti danni a frutteti e colture, ma anche ad automobili, tetti e tettoie, infissi e perfino ferite alle persone o uccisione di piccoli animali, specie uccelli

Lotta antigrandine attiva

La lotta antigrandine attiva si prefigge lo scopo di evitare, o attenuare, la grandinata. Da tempo l’uomo prova, con scarso successo, a evitare le grandinate. Nel medio evo si suonavano le campane alle prime avvisaglie di temporale ma, ovviamente, l’efficacia di tale metodo è nulla. Oggigiorno si prova ancora, inutilmente, con i cannoni ad onda d’urto. Sono grossi coni verticali capovolti che amplificano la detonazione di gas in una cavità. La forte esplosione dovrebbe, in teoria, frantumare i chicchi in formazione o addirittura spostare il temporale. In realtà, già a 100 metri la variazione di pressione è trascurabile e, riguardo lo spostamento del cumulonembo, basti pensare che l’energia in gioco in un temporale è paragonale a un paio di bombe atomiche e quindi per spostarlo occorrerebbe un’energia simile.

Ideati nel 1896 da Alber Stinger, Sindaco di Windisch-Feistritz (Austria) e viticoltore, i cannoni antigrandine si diffusero subito ma nel 1902 una apposita conferenza scientifica svoltasi a Graz sentenziò la loro inefficacia.

Ancora oggi in alcune zone sono in uso, nonostante svariati studi scientifici recenti del CNR, di ARPA Veneto e ARPA Emilia Romagna ne confermano l’inutilità.

Altrettanto inefficaci (oltre che pericolosi e vietati) i razzi esplosivi lanciati dentro al temporale e i metodi di inseminazione artificiale mediante sostanze come ioduro d’argento.

La difesa passiva

Gli unici metodi di difesa dalla grandine dunque sono quelli passivi, ovvero ripararsi e proteggere quanto danneggiabile, o ripagare con assicurazioni. Per i frutteti il metodo migliore sono le reti anti grandine. Benché costose e in parte alterano il micro clima interno del frutteto schermando parte della radiazione solare, in zone soggette a grandinate e in presenza di colture di pregio le reti sono di fatto necessarie e devono essere aperte da inizio primavera a termine raccolto.

Raccomandabile anche stipulare polizze, non solo per gli agricoltori ma anche per gli autoveicoli, soprattutto se nuovi, e anche per gli edifici.

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La grandine può lasciare dei brutti ricordi, ad esempio su un'automobile

La sicurezza delle persone all’aperto

Dove è a disposizione, consultate ai primi segnali o in presenza di allerta temporali i radar meteo. In caso di avvisaglie di grandine, andare subito al riparo, soprattutto evitare di essere colti facendo lavori all’aperto (agricoltori, operai, muratori, ecc) o attività sportive (corsa, bicicletta, canoa, arrampicata, ecc). Fermarsi e cercare riparo naturalmente anche se state viaggiando in auto o, a maggior ragione, in moto.

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