Le Alpi stanno morendo: queste sono le conseguenze irreversibili delle ondate di calore sui loro ghiacciai

Le ondate di caldo innalzano lo zero termico anche oltre 5000 metri, ghiacciai in crisi su tutto l’arco Alpino. Allarme fusione precoce in Svizzera, come è la situazione nel ghiacciai del settore Italiano?

Il Ghiacciaio del Presena, al Passo del Tonale. Fino a non molti anni fa si pratica sci estivo, ora si cerca di salvare il salvabile anche per l'inverno, per poter anticipare la stagione al tardo autunno, tramite l'impiego di teli geotessili.
Il Ghiacciaio del Presena, al Passo del Tonale. Fino a non molti anni fa si pratica sci estivo, ora si cerca di salvare il salvabile anche per l'inverno, per poter anticipare la stagione al tardo autunno, tramite l'impiego di teli geotessili.

L’estate 2026 ha colpito duramente i ghiacciai Alpini, le ripetute ondate di caldo hanno purtroppo causato già da settimane l’anticipata ablazione della fronte di molti apparati glaciali.

Complice la poca neve invernale, l’alta quota di zero termico ha fuso in anticipo il manto nevoso portando allo scoperto le masse di ghiaccio. Ora la situazione è particolarmente critica su tutte le Alpi, non solo italiane. Facciamo il punto di quello che sta succedendo e delle possibili conseguenze.

Lo zero termico

Nell’ondata calda in corso, tra lunedì 27 e martedì 28 luglio lo zero termico ha raggiunto valori record addirittura di 5200-5300 m tra Francia e Spagna, 5100 m sulle Alpi marittime, 4950-5000 m sulle Alpi Valdostane.

Il 30 luglio la radiosonda di Bologna ha trovato zero gradi a 4850 m, 4700 m quella di Novara, 4600 m sulla verticale di Udine.

Il 28 luglio sul Monte Bianco in una stazione meteo a 4750 m di quota la temperatura è rimasta positiva fino a quasi 4.800 m per 16 ore, mentre a Capanna Margherita sul Monte Rosa, 4554 m, la temperatura era di +2.7°C.

Scomparsa neve invernale in anticipato

In Svizzera viene monitorato il “Glacier Loss Day”, il giorno in cui i ghiacciai perdono la riserva di neve accumulata nell’inverno. Da questo giorno, a fondere non è più la neve invernale ma il ghiaccio antico. Quest’anno il Glacier Loss Day è arrivato attorno al 26 giugno, tre mesi in anticipo sulla climatologia. Nella valle del Rodano è andato via un metro di ghiaccio in 10 giorni.

Lo zero termico nella mappa ECMWF del 30 luglio 2026. Le ondate di caldo, per meccanismi dinamici, iniziano prima col caldo in alta quota.
Lo zero termico nella mappa ECMWF del 30 luglio 2026. Le ondate di caldo, per meccanismi dinamici, iniziano prima col caldo in alta quota.

Situazione critica anche in Austria, il ghiacciaio Stubai ha perso una quota significativa di massa negli ultimi anni. Non bastano i teli geotessili, ora per mettere in sicurezza il turismo e lo sci, non solo estivo ormai a fine vita ma anche invernale, si stanno valutando impattanti azioni per spostare i piloni di impianti di risalita.

In Italia, secondo la Società Meteorologica Italiana che da decenni monitora il Ghiacciaio Ciardoney sul Gran Paradiso, la neve sul ghiacciaio è scomparsa il 9 giugno 2026, con 28 giorni di anticipo rispetto alla data tipica (7 luglio) del periodo 2013-2025.

Il caso della Marmolada

La più alta vetta delle Dolomiti fino a inizio XX secolo ospitava perfino lo sci estivo, ora il ghiacciaio è ridotto alle zone di alta quota, senza più neve invernale giù da inizio giugno, col ghiaccio di colore nero per detriti e deposito.

A sottolinearlo Flavio Tolin, appassionato meteo e promotore del sito e progetto www.marmoladameteo.it . Dai suoi preziosi dati nell’estate 2026 il giorno più freddo è stato l’11 giugno, Tmin -7,9°C, poi però con le ondate di caldo si sono susseguiti numerosi giorni molto caldi. A quella quota, 10°C sono tanti, e sono stati superati in ben 16 giornate fino al 30 luglio. Il giorno più caldo è il 25 giugno, con massima di +12.9°C.

A peggiorare la situazione del ghiacciaio, frequenti ruscellamenti e cascate d’acqua di fusione rendono insiduoso affrontare questa via per raggiungere il rifugio di Punta Penia.

Le perturbazioni hanno portato temporali intensi con pioggia spesso anche sulla cima, a tratti con grandinate. Qualche breve nevicata comunque ha a tratti quanto meno abbellito le immagini diffuse nei social da alpinisti e gestori del rifugio Capanna Punta Penia.

Impatti e rischi: non solo per l’alpinismo e sci

Numerosi in questa estate i crolli di roccia e ghiaccio in varie zone delle Alpi, per fortuna senza alpinisti coinvolti. Lo scorso 29 giugno sono diventati virali le immagini di cascate d’acqua sulla vetta del Cervino, riprese da Harry Lauber, 78 anni, guida alpina di Zermatt che conosce bene e da sempre quella montagna.

Era pioggia, a oltre 4000 m di quota. “La foto l’ho scattata da casa mia verso le sei di sera del 25 giugno", ha dichiarato alla RSI la Radiotv svizzera. “A Zermatt sono cadute soltanto poche gocce di pioggia, ma sulla cima del Cervino si è sviluppato un temporale”. Solitamente a quelle quote dovrebbe essere neve.

Il Ghiacciaio Pasterze, nel gruppo del Grossglockner, in Austria. Cartelli indicano dove si trovava nel tempo, ormai il ghiaccio è ai limiti del collasso. Foto Luca Lombroso, 2019
Il Ghiacciaio Pasterze, nel gruppo del Grossglockner, in Austria. Cartelli indicano dove si trovava nel tempo, ormai il ghiaccio è ai limiti del collasso. Foto Luca Lombroso, 2019

La rapida fusione dei ghiacciai aumenta temporaneamente l’acqua nei torrenti, ma quando poi il ghiacciaio scompare, l’apporto viene a mancare. Si possono anche formare laghi, canali e sacche d'acqua all'interno e alla base del ghiaccio.
Il loro collasso può provocare rotture improvvise, con alluvioni, colate detritiche o crolli di ghiaccio.

Dal 31 luglio il comprensorio Cervinia - Zermatt ha sospeso lo sci estivo sul ghiacciaio del Plateax Rosà. Troppo pericolose le condizioni del ghiacciaio, come ha sottolineato la campionessa Federica Brignone in un video postato con il la musica di Titanic come sottofondo. Un modo per dire, senza bisogno di parole, che anche le nostre montagne stanno affondando.

Per questo il monitoraggio continuo dei ghiacciai è essenziale per prevenire rischi sempre maggiori in un clima che si riscalda.

Oltre il punto di non ritorno?

Anche nei migliori e più ottimistici scenari di mitigazione, i ghiacciai alpini hanno un destino segnato, anche a breve termine, entro pochi decenni. Inutile dare scadenze fisse, che possono essere facilmente smentite dai fatti, poco cambia se sarà 2040, 50 o 60.

Quel che possiamo fare, a parte mitigazione e adattamento, è tenerne memoria con fotografie e portando a vederli i giovani e i ragazzi. Questo spettacolo della natura non sarà più a loro disposizione da adulti, ma potranno almeno raccontarlo alle future generazioni.