Le frane autunnali sulle Dolomiti: perché il clima impazzito rende fragili le montagne italiane

La frana di inizio ottobre 2026 sulla Tofana di Dentro �� l'ennesimo campanello d'allarme. In autunno le montagne italiane mostrano tutta la propria fragilità, causata dal cambiamento climatico

Un paesaggio d'autunno ai piedi delle Dolomiti
Un paesaggio d'autunno ai piedi delle Dolomiti

Il 4 ottobre 2026 una frana imponente si è staccata dalla parete nord della Tofana di Dentro, rivelando ancora una volta lo stato di fragilità delle Dolomiti.

Il crollo si è verificato nell’area di Cortina d’Ampezzo, più precisamente in val Travenanzes non molto distante dal luogo in cui si trovavano dei soccorritori arrivati ad aiutare un'escursionista in difficoltà.

La frana non ha causato vittime, ma in un'area ricca di sentieri per il trekking, molto frequentati in autunno, il bilancio avrebbe potuto essere grave.

Perchè le Dolomiti sono a rischio

L’escursione termica anomala che caratterizza le zone montane da alcuni anni, stressa le montagne stesse e le Dolomiti in particolare corrono rischi legati al cambiamento climatico.

Se si osserva il rapporto tra clima e frequenza delle frane, un incidente come quello delle Tofane, verificatosi all'inizio di ottobre, si può considerare prematuro.

Le frane si verificano in genere sul finire dell'autunno, tuttavia negli ultimi anni l’escursione termica estiva è diventata più marcata, rendendo imprevedibili i distacchi di grosse porzioni di roccia dai pendii delle montagne.

Cos'è il crioclastismo e perché danneggia le montagne

Già da diversi anni, ormai, le estati sulle montegne italiane, ma non solo, sono caratterizzate da giornate torride che si alternano improvvise bombe d’acqua. A 2000 metri di altitudine, inoltre, la temperatura scende facilmente sotto lo zero di notte, ma si alza di molto durante il giorno.

Si crea così un ciclo che distrugge le montagne, detto crioclastismo: di giorno neve e ghiaccio ad alta quota si sciolgono penetrando nelle fessure delle rocce favorite dalla siccità, di notte invece l’acqua ghiaccia e si espande, allargando sempre di più le crepe.

Temporali forti e improvvisi, infine, attivano le frane, aumentando il peso della massa rocciosa.

L'effetto del cambiamento climatico sulle Dolomiti

Oltre all’escursione termica le Dolomiti sono colpite duramente anche dal riscaldamento globale.

“Le Dolomiti sono montagne fragili. Il riscaldamento climatico e lo scioglimento progressivo del permafrost nelle zone dove la roccia è fratturata favoriscono i distacchi. (Vittorio Fenti, geologo)”

L’innalzamento delle temperature causa lo scioglimento del permafrost che normalmente funziona come un collante che permette ai grandi blocchi di pietra di rimanere aggrappati al fianco delle montagne.

Senza permafrost le rocce tendono a staccarsi più facilmente, così anche con un’escursione termica minore, come quella autunnale, possono verificarsi frane.

Perché l'autunno in montagna non è sempre sicuro

In passato, la fine dell'estate e l’inizio dell’autunno coincidevano con la stabilizzazione delle pareti rocciose. Temperature miti ad ottobre, con un calo costante mano mano che progrediva l'autunno, favorivano il congelamento del terreno rendendo più stabili le pareti rocciose.

Oggi le temperature restano alte in modo anomalo per poi calare sempre più spesso all’improvviso, mentre le piogge torrenziali si sostituiscono alle prime nevicate anche ad alta quota.

C’è quindi una finestra di rischio di diverse settimane, proprio in un momento dell’anno dove le montagne sono molto frequentate dagli escursionisti. La fine di settembre e l’inizio di ottobre attraggono i visitatori proprio perché non piove spesso e le temperature, sia pure alte per la stagione, non sono più quelle di luglio e agosto.

Le altre frane autunnali, tra Alpi e Dolomiti

Il caso della Tofana di Dentro non è isolato. Negli ultimi due decenni le frane tra fine estate e inizio autunno hanno confermato lo stato di sofferenza delle montagne italiane.

I motivi sono sempre gli stessi, le anomalie termiche.

Un ghiacciaio sulle Alpi in estate
Un ghiacciaio sulle Alpi in estate

Alcuni dei casi più emblematici si sono verificati sul Monte Bianco a partire da Settembre 2005, quando si è verificato un importante crollo. Altri episodi simili si sono verificati negli autunni successivi, con le pareti di granito che risentono del prolungamento della stagione calda e delle improvvise piogge autunnali, le quali sostituiscono le nevicate persino oltre i 3000.

La gigantesca frana da oltre tre milioni di metri cubi di Pizzo Cengalo in Val Bregaglia è avvenuta il 23 agosto 2017, a causa delle piogge intense e degli sbalzi di temperatura, come confermato dagli esperti del FOEN.

Similmente, dalla Cima Thurwieser in Valtellina, alla fine della torrida estate del 2004 si è staccata una frana di più di due milioni di metri cubi di roccia.

Non ultimo, il Gran Cervino ha subito crolli importanti a partire dall’autunno del 2003.

Riferimento della notizia

Claudio Fontanive. (2026). Frana sulla Tofana, il geologo Vittorio Fenti: «Montagne fragili e stressate, colpa dell'escursione termica».