Quando la siccità trasforma le foreste: senza pioggia per troppo tempo gli alberi inquinano

Caldo estremo e siccità sono causa di enormi danni ambientali, e anche di un paradosso: la mancanza prolungata di acqua trasforma le foreste rendendole inquinanti

Un'illustrazione rappresenta il viaggio degli elefanti guidati da Annibale attraverso le Alpi
Un'illustrazione rappresenta il viaggio degli elefanti guidati da Annibale attraverso le Alpi

Le foreste del pianeta sono dei veri e propri carbon sinks, cioè pozzi di assorbimento dell’anidride carbonica.

Pur non essendo possibile fare un calcolo esatto, si stima che gli alberi riescano ad assorbire un quarto delle emissioni di carbonio dovute alle attività umane.

La siccità però blocca il meccanismo della fotosintesi e inverte il ciclo del carbonio trasformando le piante in fonti di CO₂.

Come e perché le piante assorbono CO₂

Per crescere e sostentarsi ogni pianta ha bisogno di zuccheri che ottiene assorbendo e convertendo l’anidride carbonica presente nell’ambiente.

Potrebbe sembrare quindi che molta CO₂ nell’ambiente possa fornire grandi quantità di nutrimento alla vegetazione favorendone una crescita rapida, ma non è così.

Questo complesso procedimento richiede un grande dispendio di acqua per le piante: per ogni molecola di CO₂ assorbita, la pianta “spende” infatti quattrocento molecole di acqua che viene reimmessa nell’ambiente.

Un albero di grosse dimensioni arriva a consumare centinaia di litri di acqua in un solo giorno, ecco perché durante i periodi di siccità le specie vegetali tendono a interrompere la fotosintesi per non disidratarsi del tutto e morire.

Il flusso dell'acqua all'interno degli alberi

Il complesso procedimento di trasformazione dell’anidride carbonica in zuccheri avviene in particolare grazie agli stomi, dei minuscoli fori presenti sulle foglie che si aprono e si chiudono a seconda delle circostanze. Da questi fori esce l’acqua necessaria a completare il procedimento di conversione dell'anidride carbonica.

Gli stomi sulla superficie di una foglia fotografati al microscopio
Gli stomi sulla superficie di una foglia fotografati al microscopio

Per viaggiare dalle radici alle foglie l'acqua si serve di un meccanismo simile a quello di una cannuccia in una bibita. Per metterlo in atto occorre una però una forte pressione che diventa estrema quando i terreni si fanno aridi a causa della siccità e l’acqua che le radici possono attingere è sempre meno.

Questo stato provoca la cavitazione, cioè la formazione di piccole bolle d’aria all’interno dei canali legnosi nel fusto delle piante, per cui il flusso dell’acqua si blocca del tutto e irreversibilmente.

Quando questo avviene la pianta si secca e muore.

Quando gli alberi diventano inquinanti

Se una pianta secca è la conseguenza più evidente della mancanza di acqua, il vero pericolo per l’ambiente è la chiusura degli stomi presenti sulle foglie.

Quando questi minuscoli pori sono chiusi l’assorbimento di CO₂ dall’atmosfera non può avvenire. Nel frattempo la pianta cerca di sopravvivere dando fondo alle riserve di zucchero di cui dispone e rilasciando anidride carbonica nell’ambiente.

Anche una volta che la pianta muore, dopo un periodo di siccità, reimmette nell'ambiente tutta l'anidride carbonica accumulata nel corso del suo ciclo vitale. In questo modo gli alberi da depuratori dell’aria del pianeta diventano a tutti gli effetti inquinanti.

Oltre a ciò, un ulteriore problema deriva dal fatto che la vegetazione secca si trasforma in facile combustibile che alimenta gli incendi boschivi.

Il riscaldamento globale che trasforma le foreste in savane

Oltre ad un effetto devastante sul ciclo dell’anidride carbonica, la chiusura degli stomi causata dalla siccità rischia di avere un effetto domino grave sul clima mondiale.

Le foreste più grandi del pianeta, come l’Amazzonia, hanno un proprio ciclo di pioggia locale legato alla salute e al numero delle piante.

L’acqua che gli alberi delle foreste rilasciano viene trasportata dal vento trasformandosi nei cosiddetti fiumi volanti che alimentano fino al 35% delle piogge che cadono sulla foresta stessa. Se le piante smettono di rilasciare acqua, smette anche di piovere e la foresta è quindi condannata.

Esiste un punto di non ritorno per cui il ciclo delle piogge auto generate potrebbe interrompersi irreversibilmente trasformando le più grandi foreste pluviali del pianeta in aride savane.

L'allarme si raggiunge quando la foresta perde circa il 20-25% della sua estensione. Inizialmente la stima era meno preoccupante e il punto di non ritorno era il 40% di deforestazione, ma negli ultimi decenni l'aggravarsi del riscaldamento globale ha abbassato di molto la soglia critica.

Riferimento della notizia

Lucía Caballero. (2026). Without water, forests lose their ability to absorb CO₂.