Vino analcolico: al via in Veneto la produzione su vasta scala

Pronta per la partenza la produzione interamente Made in Italy di vino a gradazione alcolica bassa o nulla. Il nuovo stabilimento nel trevigiano permetterà alle etichette italiane di fare fronte ad una domanda sempre in crescita

Al via in Veneto la produzione di vino analcolico grazie ad una tecnologia all'avanguardia
Al via in Veneto la produzione di vino analcolico grazie ad una tecnologia all'avanguardia

Vino ipocalorico e senza alcol? Oggi si può, e anzi a quanto pare si deve, visto che sul mercato internazionale c’è una forte richiesta. Anche i grossi produttori italiani hanno deciso quindi di ampliare la propria offerta e adeguarsi alla domanda con una produzione tutta locale.

Il 23 maggio 2026, dopo due anni di sperimentazione sulle tecnologie più innovative, e dopo diversi successi ottenuti all’estero, ha aperto il primo grande stabilimento italiano per la dealcolazione del vino nel comune di Susegana, in provincia di Treviso.

Una rivoluzione per i vini italiani

La regione pioniera per la produzione dei vini analcolici è anche quella dove si trova una delle maggiori aree vinicole del paese: il Veneto. Qui le aziende di Treviso, Ceviv e Omnia Technologies, hanno messo a punto una nuova tecnologia, già molto richiesta dai grandi marchi del settore, per separare il vino dalla sua componente alcolica.

Sebbene questa pratica di per sé fosse già nota in Italia, l’azienda veneta è quella più all’avanguardia nel settore e anche la più grande.

Con la possibilità di produrre in modo sostenibile fino a sette milioni di bottiglie di vino dealcolato all’anno, l’impianto di Susegana si avvia a soddisfare una richiesta sempre crescente di vini e spumanti di ultima generazione.

Naturalmente tutti i prodotti della tradizione vinicola italiana rimarranno intatti, ma ad essi si affiancheranno anche quelli in versione “light”.

Come nasce il vino analcolico

Il nuovo impianto veneto per la dealcolazione del vino utilizza due tecnologie complementari.

Il processo viene detto “a membrana” perché il vino viene filtrato grazie a delle sottilissime membrane che lasciano passare le molecole più piccole, come quelle dell’acqua e dell’etanolo, trattenendo quelle più grandi, tra cui quelle degli aromi.

Successivamente la miscela di acqua e alcol viene distillata sottovuoto, il che consente di far avaporare l’alcol a bassa temperatura, circa 25–35 °C, contro i 78°C che occorrerebbero normalmente, ma senza alterare gli aromi. In questo modo è possibile rimuovere l’etanolo ma il vino non “cuoce” e il suo bouquet non si rovina.

I vigneti di Valdobbiadene, in provincia di Treviso, dove nasce il famoso prosecco
I vigneti di Valdobbiadene, in provincia di Treviso, dove nasce il famoso prosecco

Partita dagli Stati Uniti, la tendenza a consumare vino analcolico spopola ormai anche in Europa. Le grandi cantine italiane hanno quindi avuto la necessità di rimanere competitive sul mercato globale e indipendenti. Fino all’apertura dell’impianto veneto, infatti, la produzione di questi vini era basata in Germania.

Il dibattito tra tradizione e innovazione

Il vino è una delle colonne portanti della cultura gastronomica in Italia, non stupisce quindi che il dibattito sul tema sia stato acceso fin da subito.

Il vino analcolico ha l’indubbio vantaggio di essere ipocalorico e per questo è preferito da chi segue regimi alimentari controllati. Inutile dire, poi, che limitare il consumo di alcol è un bene per la salute da più punti di vista.

Non mancano tuttavia le critiche tra produttori e sommelier che temono che i vini italiani possano perdere la propria identità, dal momento che l’alcol non è un ingrediente accessorio. Esso contribuisce in modo significativo a conferire al vino la sua struttura, la morbidezza e anche la tipica sensazione di calore percepita al palato.

I sommelier sostengono infatti che i vini dealcolati risultino più acidi e meno complessi rispetto a quelli classici.

In Italia, inoltre, la questione è anche culturale, essendo il vino un prodotto antichissimo che ha plasmato le aree di provenienza, con intere regioni la cui cultura nei secoli si è legata alla presenza dei vigneti, dalla morfologia dei territori, alle abitudini alimentari, agli eventi culturali.

Eliminare l’alcol significherebbe quindi modificare la natura stessa di un prodotto dal forte valore identitario, trasformandolo in qualcosa di completamente diverso.

Ad ogni modo al momento ha prevalso l’idea di una pacifica convivenza tra tradizione e innovazione, nell’attesa che sia il mercato a decidere quale delle due tendenze prevarrà.

Fonte della notizia:

In Veneto il primo impianto in Italia per la dealcolazione dei vini . Ansa (Maggio 2026)

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