Il 2026 sarà l’anno del ritorno di grandi nevicate in pianura? Uno sguardo al nuovo anno fra climatologia e modelli

La neve in pianura è diventata più rara, ma non è scomparsa: lo dimostrano climatologia e storia recente. Il 2026 potrebbe offrire nuove occasioni: non è una certezza, ma una possibilità reale da seguire con attenzione.

Il 2025 si è concluso senza nevicate significative in pianura. In più occasioni i modelli avevano lasciato intravedere la possibilità di episodi nevosi a bassa quota, ma il necessario incastro tra aria fredda e precipitazioni non si è mai concretizzato.

Le ultime nevicate degne di nota in pianura risalgono ormai a pochi episodi isolati a dicembre 2020, al freddo tardivo di febbraio–marzo 2018, alla nevicata del 6 febbraio 2015 in Emilia Romagna, fino al celebre “nevone” di febbraio 2012. Per ritrovare nevicate diffuse su gran parte della Val Padana bisogna invece tornare agli eventi di dicembre 2010 e dicembre 2009, ormai più di quindici anni fa.

La speranza di neve in pianura dunque si sposta sul nuovo anno.

La befana 2026 porterà la neve in pianura?

I primi giorni dell’anno nuovo potrebbero proprio vedere un primo arrivo della neve in pianura. Siamo dentro al range delle previsioni deterministiche operative, ma gli scenari restano incerti. Oltre ai previsionali, ci affidiamo, per darvi una probabilità del ritorno della neve, al prodotto innovativo dei cluster ECMWF.

Malgrado una marcata dispersione degli scenari, la sinottica dei primi 10 giorni di gennaio è potenzialmente interessante. La maggior parte delle soluzioni modellistiche ipotizzano, tra 5 e 6 gennaio, un ingresso di aria più fredda da nord o nord-est in grado di interagire con una circolazione ancora perturbata sul Nord Italia. Una seconda fase perturbata potrebbe poi aversi l’8-9 gennaio e un'altra verso il 12-13, ma queste sono ancora più incerte.

Le ultime mappe ridimensiano però la speranza di neve, ma resta una probabilità del 20-40% di neve, seppure per eventi deboli. Molti cluster infatti mantengono l’aria fredda più defilata o leggermente ritardata, dunque prendiamola come speranza, senza illuderci che arrivi la grande nevicata.

Ci saranno occasioni di neve nella seconda metà di gennaio?

In questo range previsionale, ci affidiamo alle previsioni substagionali, prodotto che non ci dice che tempo farà un giorno preciso, ma aiuta a capire se una settimana sarà dominata da alta pressione o da configurazioni più dinamiche, nonché se sarà sopra o sotto media per le temperature e per le precipitazioni.

Dalle mappe ECMWF si nota così che da metà gennaio le temperature torneranno ad avvicinarsi alla media stagionale, dopo queste settimane più fredde della climatologia.

Nel periodo 19-26 gennaio in particolare poi le temperature potrebbero salite anche 2-4°C sopra la media, con precipitazioni del 20-40% superiore alla climatologia. La mappa delle anomalie a 500 hPa ci indica un probabile periodo zonale.

Il modello operativo ECMWF oggi ha ricalcolato la previsione e non vede più la neve in pianura il 6-8 gennaio, ma i prodotti specialistici dei cluster lasciano una certa speranza di sorprese bianche.

Nonostante un calo termico a fine mese, gli spazi per la neve in pianura appaiono scarsi. Non ci sentiamo però di escluderli: talora in questi contesti si inseriscono infatti veloci passaggi frontali freddi.

Febbraio: mese climaticamente meno freddo ma talvolta gelido

Le mappe substagionali si spingono fino al 9 febbraio, e sembrerebbero ancora in favore di un periodo sopra la media climatica quanto a temperature e incerto nelle precipitazioni.

Più che a prodotti previsionali però ci affidiamo ora alla climatologia storica, e febbraio è un mese strano. Si va spesso da anticipi di primavera a improvvise irruzioni fredde anche associate a fronti polari, o a ciclogenesi nevose per il nord sul mar Tirreno.

Diverse storiche irruzioni fredde, prolungate e gelide, sono avvenute proprio a febbraio, come nel nevone 2012, febbraio 1991, 1956 e lo storico 1929. Difficile però ipotizzare un bis di tali eventi, che richiedono una concomitanza di fattori sempre più rari di questi tempi.

In conclusione, non sappiamo dirvi ora se febbraio porterà importanti nevicate in pianura, ma nemmeno possiamo escluderlo.

Marzo e aprile e le loro sorprese tardive

Siamo già in mesi primaverili, e le previsioni stagionali ci indicano un 70-80% di probabilità che siano anch’essi mesi sopra la media climatica delle temperature.

Tuttavia le nevicate in marzo, pur non frequenti, non sono nemmeno così rare, l’ultima occasione è stata nel 2018, con neve e freddo al nord in pianura ai primi di marzo e un altro episodio con neve in pianura attorno al 19 marzo.

Andando più indietro, nel 2005 marzo vide nevicate anche intense in pianura padana nei primi giorni del mese, e nel 1991 la neve arrivò veramente tardiva, il 17-18 aprile.

una scritta 2026 nella neve fresca: sarà l'anno del ritorno della grande nevicata in pianura?

Insomma, non diamo per scontato niente, le sorprese nevose tardive sono senz’altro insidiose per l’agricoltura ma possono portare inaspettate crisi di lampionismo e aria e odore da neve quando ormai iniziamo a fare i cambi armadio.

Col clima che cambia è possibile la neve paralizzante?

Ovviamente è impossibile sapere ora se e quando arriverà la nevicata paralizzante, men che meno possiamo sbilanciarci sulla prossima stagione invernale 2026/27.

Coi cambiamenti climatici è indubbio che le nevicate a bassa quota sono meno frequenti e meno intense. Malgrado questo, la grande nevicata in pianura prima o poi arriverà, non è questione di se ma di quando.

Sarà il 2026 l’anno buono? Non lo sappiamo, ma una cosa è certa: quando succederà, la neve arriverà all’improvviso, ma se ci seguite non imprevista, e ci ricorderà che l’inverno, ogni tanto, ama ancora farsi sentire.