Perché le storm surges stanno rendendo le mareggiate sempre più distruttive nell'area del Mediterraneo?
Nel Mediterraneo, questi eventi sono storicamente legati a cicloni extratropicali molto intensi ed estesi, ma il cambiamento climatico li sta amplificando. Ecco come muoversi per mitigare gli effetti di questo fenomeno.

Il passaggio del ciclone Harry, che fra il 19 e il 21 gennaio 2026 ha colpito duramente le coste della Sicilia e della Calabria ionica, grazie al suo ampio “fetch geografico”, di quasi 800 km, ha prodotte onde gigantesche, fino ad oltre 12-14 metri sullo Ionio, mentre nel Canale di Sicilia è stata registrata un’onda record di oltre 16 metri, la più alta mai registrata nel Mar Mediterraneo.
Queste onde enormi hanno cancellato interi tratti di costa, radendo al suolo lungomari, strade, infrastrutture civili, ma anche abitazioni. Questo episodio, purtroppo, non è un evento eccezionale isolato.
Bensì il sintomo di un fenomeno più ampio, dove la storm surge, l'innalzamento temporaneo del livello del mare causato da un brusco abbassamento della pressione atmosferica, sta diventando sempre più distruttiva a causa del cambiamento climatico e dell'innalzamento medio del livello dei mari.
Cos’è la storm surge?
La storm surge, o onda da tempesta, si verifica quando forti venti e una profonda bassa pressione spingono l'acqua marina verso la costa, elevando il livello del mare anche di diversi metri oltre la marea astronomica.

Nel Mediterraneo, questi eventi sono storicamente legati a cicloni extratropicali molto intensi ed estesi, ma il cambiamento climatico li sta amplificando. Secondo studi recenti, il riscaldamento globale aumenta l'intensità delle tempeste, mentre l'innalzamento del livello medio del mare, che nel Mediterraneo ha raggiunto una media di 2,8 mm all'anno negli ultimi 30 anni, fornisce una base più alta da cui partire.
Nel caso di Harry, la storm surge ha combinato onde giganti con inondazioni improvvise, sommergendo ristoranti costieri in Sicilia e causando evacuazioni in Calabria. Eventi simili, come quelli analizzati in modelli climatici ad alta risoluzione, mostrano che le coste mediterranee, dalla Spagna all'Italia, passando per la Grecia, affronteranno surge più frequenti e intense, con rischi amplificati per siti del patrimonio UNESCO e infrastrutture locali.
L’inesorabile avanzata dell’erosione costiera
L'innalzamento del livello del mare e le tempeste più violente stanno accelerando l'erosione costiera in tutto il Mediterraneo. In Italia, circa il 18% delle coste basse è già in erosione, con perdite di sabbia che raggiungono centinaia di metri in alcuni tratti.
Secondo alcune proiezioni entro il 2100, fino al 45% delle spiagge italiane potrebbe scomparire, erose da un mare che si insinua sempre più all'interno. Questo fenomeno minaccia ecosistemi, economie turistiche e abitazioni.
Nel Mediterraneo, un mare chiuso e caldo, il riscaldamento delle acque superficiali causa una dilatazione termica che contribuisce all'innalzamento, creando un circolo vizioso. I venti forti e le onde, associate ai cicloni extratropicali più profondi, erodono le coste, riducendo la loro capacità di assorbire impatti futuri.
Le soluzioni da adottare per mitigare i rischi
Se non interveniamo, le tempeste come Harry diventeranno la norma, con danni incalcolabili. La chiave è ripensare la gestione costiera, passando da barriere artificiali rigide a soluzioni naturali.

La rinaturalizzazione, ovvero il ripristino di ecosistemi costieri, offre una via resiliente. Progetti come AMMIRARE mirano a incrementare la resilienza delle spiagge mediterranee attraverso il ripascimento di sabbia e la ricostruzione di sistemi dunali, un tempo vere e proprie barriere naturali contro le mareggiate più distruttive.
Le dune, un tempo diffuse lungo le coste italiane e mediterranee, agiscono come barriere naturali: assorbono l'energia delle onde, prevengono l'erosione e favoriscono la biodiversità.
Tecniche di ingegneria naturalistica, come la piantumazione di specie autoctone (ad esempio, l'ammofila o il ginepro coccolone), hanno dimostrato successo in nord Europa e stanno guadagnando terreno nel Mediterraneo.
Dare profondità alle spiagge significa espanderle verso l'interno, creando zone tampone che riducono l'impatto delle surge. Iniziative come quelle promosse dall'IUCN enfatizzano come questi interventi non solo proteggano dalle tempeste, ma supportino anche l'economia locale e il benessere socioeconomico.