Torna El Niño: temperature più alte ed eventi estremi, cosa cambierà in Italia

La formazione di El Niño è il risultato di un feedback positivo tra oceano e atmosfera, descritto in dettaglio dalla letteratura scientifica come un'interruzione del normale equilibrio del Pacifico tropicale.

Questo fenomeno, noto per i suoi impatti su scala globale, non solo altera i pattern meteorologici ma potrebbe spingere le temperature mondiali verso nuovi picchi, amplificando gli effetti delle ondate di calore in Europa.
Questo fenomeno, noto per i suoi impatti su scala globale, non solo altera i pattern meteorologici ma potrebbe spingere le temperature mondiali verso nuovi picchi, amplificando gli effetti delle ondate di calore in Europa.

Nel panorama climatico del 2026, gli occhi degli scienziati sono puntati sul Pacifico tropicale, dove si profila il ritorno di El Niño. Dopo la fine della debole La Niña le attuali condizioni neutrali potrebbero evolvere in un episodio di El Niño già entro l'estate o l'autunno di quest'anno, con probabilità che oscillano tra il 40% e il 60% per i mesi da maggio a ottobre.

Questo fenomeno, noto per i suoi impatti su scala globale, non solo altera i pattern meteorologici ma potrebbe spingere le temperature mondiali verso nuovi picchi, amplificando gli effetti del cambiamento climatico antropogenico.

Cos'è El Niño?

El Niño è una fase del ciclo El Niño-Southern Oscillation (ENSO), un fenomeno climatico naturale che coinvolge interazioni complesse tra oceano e atmosfera nel Pacifico equatoriale. In spagnolo, "El Niño" significa "il bambino" e si riferisce al riscaldamento anomalo delle acque superficiali oceaniche nella regione centrale e orientale del Pacifico tropicale, tipicamente tra 5°N e 5°S di latitudine e da 120°W a 170°W di longitudine (l'area nota come Niño 3.4).

Questo riscaldamento supera i 0,5°C rispetto alla media per almeno cinque mesi consecutivi, distinguendosi dalle condizioni neutrali o dalla fase opposta, La Niña, caratterizzata da un raffreddamento.

El Niño non è un evento isolato: fa parte di un'oscillazione biennale o triennale che influenza il clima globale, alterando la distribuzione di calore e umidità nell'atmosfera. Storicamente, episodi forti come quelli del 1997-98 o del 2015-16 hanno dimostrato come un semplice spostamento di acque calde possa innescare catene di eventi meteorologici estremi in tutto il pianeta.

L’origine del fenomeno

La formazione di El Niño è il risultato di un feedback positivo tra oceano e atmosfera, descritto in dettaglio dalla letteratura scientifica come un'interruzione del normale equilibrio del Pacifico tropicale.

Su scala globale, El Niño modula la circolazione meridionale (cella di Hadley), intensificando la convergenza intertropicale e alterando i monsoni e creando lunghe fasi siccitose fra Africa e Asia.
Su scala globale, El Niño modula la circolazione meridionale (cella di Hadley), intensificando la convergenza intertropicale e alterando i monsoni e creando lunghe fasi siccitose fra Africa e Asia.

In condizioni normali, gli alisei soffiano da est verso ovest lungo l'equatore, spingendo le acque superficiali calde verso l'Indonesia e l'Australia occidentale. Questo crea un accumulo di acqua calda a ovest e favorisce l'upwelling di acque fredde e ricche di nutrienti lungo la costa sudamericana, nel Pacifico orientale (che per questi motivi è uno dei luoghi più pescosi al mondo).

L'innesco di El Niño avviene quando questi venti alisei si indeboliscono o addirittura si invertono, spesso a causa di variazioni iniziali nelle temperature superficiali dell’oceano o in pattern atmosferici come le onde Kelvin oceaniche.

Il progressivo riscaldamento iniziale delle temperature oceaniche, nel Pacifico orientale, riduce il gradiente termico est-ovest, indebolendo ulteriormente i venti alisei. Questo permette all'acqua calda di propagarsi verso est, sopprimendo l'upwelling e amplificando il riscaldamento superficiale.

Le onde Kelvin, che viaggiano sott'acqua da ovest a est, giocano un ruolo cruciale nel trasportare calore e nel modificare la termoclina (lo strato che separa acque superficiali calde da quelle profonde fredde).

Il fenomeno atmosferico può amplificare la cella di Hadley, portando intense e prolungate ondate di calore sull'Europa.
Il fenomeno atmosferico può amplificare la cella di Hadley, portando intense e prolungate ondate di calore sull'Europa.

Studi pubblicati su riviste come “Journal of Climate” e “Nature” enfatizzano come questo processo sia amplificato da fattori come la variabilità interna del sistema climatico.

L'influenza sulla circolazione atmosferica planetaria

El Niño esercita un'influenza profonda sulla circolazione atmosferica generale, alterando pattern consolidati come la circolazione di Walker e la cella di Hadley, secondo analisi dettagliate della letteratura scientifica.

Durante El Niño, il riscaldamento delle acque superficiali oceaniche nel Pacifico centrale e orientale sposta la convezione (ascesa di aria umida e formazione di piogge) verso est, indebolendo la Walker Circulation.

Questo genera anomalie di pressione: bassa pressione a est e alta a ovest, con conseguenti cambiamenti nei venti ad alta quota e nella corrente a getto subtropicale. Modelli atmosferici come quelli del Coupled Model Intercomparison Project (CMIP) mostrano come queste perturbazioni propaghino onde Rossby e teleconnessioni, influenzando la circolazione extratropicale.

Ad esempio, la corrente a getto polare del Pacifico si estende verso est e si sposta verso sud, portando piogge abbondanti negli Stati Uniti sud-occidentali e siccità in Australia e Indonesia.

Su scala globale, El Niño modula la circolazione meridionale (cella di Hadley), intensificando la convergenza intertropicale e alterando i monsoni. Diverse pubblicazioni di letteratura indicano che queste alterazioni possono persistere per mesi, influenzando persino l'Artico e l'Antartico attraverso feedback con l'oscillazione artica.

L’impatto di El Niño 2026

Con il ritorno di El Niño nel 2026, le conseguenze sulla circolazione atmosferica potrebbero essere significative, specialmente se l'episodio si intensificherà come previsto da alcuni modelli.

El Niño tipicamente aggiunge 0,1-0,2°C alle temperature medie globali. Questo effetto, combinato con il trend di riscaldamento antropogenico (già +1,3-1,5°C rispetto all'era pre-industriale), potrebbe portare a nuovi record nel 2026 o 2027.
El Niño tipicamente aggiunge 0,1-0,2°C alle temperature medie globali. Questo effetto, combinato con il trend di riscaldamento antropogenico (già +1,3-1,5°C rispetto all'era pre-industriale), potrebbe portare a nuovi record nel 2026 o 2027.

Si attende un indebolimento ulteriore della circolazione di Walker, con spostamento della convezione verso il Pacifico orientale, portando a pattern con piogge sopra le medie in Perù e California, mentre fasi siccitose lunghe sono attese in India e Africa orientale.

La corrente a getto potrebbe rafforzarsi e persistere, riducendo l'attività degli uragani atlantici ma aumentando quella nel Pacifico. Questi eventi, sovrapposti al riscaldamento globale, potrebbero amplificare estremi come ondate di calore in Europa e Asia.

El Niño tipicamente aggiunge 0,1-0,2°C alle temperature medie globali. Questo effetto, combinato con il trend di riscaldamento antropogenico (già +1,3-1,5°C rispetto all'era pre-industriale), potrebbe portare a nuovi record nel 2026 o 2027.

Quali effetti sull'Italia?

Va precisato che questo fenomeno ha degli effetti indiretti sull'Europa e sull'Italia, principalmente dovuti ai cambiamenti d'assetto della corrente a getto che esce dal Nord America.

Durante il periodo invernale può favorire condizioni più instabili e piovose sulle regioni Settentrionali, e sui settori tirrenici, mentre sulle regioni del Sud la persistenza dell'anticiclone subtropicale può aumentare le probabilità di fasi siccitose, specie in presenza di un Niño strong, come nel 1999.

Inoltre El Niño aumentare la probabilità di un brusco innalzamento di latitudine della cella di Hadley, la quale dilatandosi può ampliare la durata e la persistenza delle ondate di calore.