Coprire i ghiacciai serve davvero? In Svizzera al via una sperimentazione innovativa con coperte di lana

Pesanti impatti dell'estate 2026 sui ghiacciai, per ridurre la perdita di spessore e salvare lo sci si prova perfino con coperte di lana di pecora. Al via una sperimentazione innovativa in Svizzera. Ecco di cosa si tratta.

Il massiccio del Monte Rosa visto da Gornergrat. Si nota un ghiacciaio. Anche qua, a Punta Indren, un tempo si praticava lo sci estivo, ora non più possibile.
Il massiccio del Monte Rosa visto da Gornergrat. Si nota un ghiacciaio. Anche qua, a Punta Indren, un tempo si praticava lo sci estivo, ora non più possibile.

L’estate 2026 è stata drammatica per i ghiacciai alpini. Grande sofferenza perfino per i ghiacciai d’alta quota, a causa dello zero termico spesso oltre 4500 metri, talora perfino a 5000 m. La neve invernale è sparita prematuramente a causa del caldo precoce fin da fine maggio, le ripetute ondate di caldo hanno fatto il resto.

Pesante l’impatto paesaggistico, sulle risorse idriche, per i rischi idrogeologici e nivoglaciali, nonché turistico sportivo. Il settore sci estivo in particolare da anni tenta di arginare gli impatti dei cambiamenti climatici con la controversa tecnica dei teli geotessili a copertura di parti di ghiacciaio. Dalla Svizzera arriva ora la notizia della sperimentazione di teli prodotti con materiali naturali: la lana.

Ghiacciai sotto coperta: di cosa si tratta

Da diversi anni alcuni ghiacciai, o meglio piccole porzioni delle zone utilizzate per lo sci alpino, vengono coperte con appositi grandi teli di materiali sintetici detti “geotessili” stesi sul ghiaccio durante la stagione estiva nelle zone non usate per lo sci estivo, per preservarle per le aperture autunnali o per la stagione successiva.

Essendo teli bianchi e riflettenti, aumentano l’albedo, riflettendo una parte maggiore della radiazione solare, ed inoltre isolano termicamente il manto nevoso. Sotto i teli la fusione viene quindi rallentata.

Le prime applicazioni risalgono a inizio del XXI secolo. In Italia il caso più conosciuto è il ghiacciaio Presena, dove un tempo si praticava sci estivo e coperto stagionalmente a partire dal 2008. Ora sono diffusi anche i altri ghiacciai italiani, in Francia, Svizzera e Austria.

L’impatto dei teli geotessili

I teli geotessili sono comunque impattanti e presentano vari problemi e limiti di efficacia, costi, inquinamento e paesaggistici, oltre che non salvano realmente il ghiacciaio, ma solo piccole porzioni a scopo sportivo e turistico.

Abbiamo già scritto della lettera di 44 esperti ed esperte di clima e ghiacciai in collaborazione con enti che si occupano del monitoraggio dei ghiacciai italiani dove spiegano perché la copertura dei ghiacciai non è una soluzione.

Nella lettera sottolineano che questa pratica è anche un tentativo di greenwashing per descrivere un intervento impattante come sostenibile e anzi addirittura auspicabile. Fra le criticità, il movimento di gatti delle nevi, ruspe, perfino bulldozer, impattanti e fonte di emissioni di gas serra.


I teloni rilasciano grandi quantità di fibre e micro plastiche, che si depositano nel ghiacciaio, scorrono nelle acque di fusione finendo in torrenti e fiumi ed inoltre si disperdono in atmosfera.

La novità: prodotti naturali a base di lana

Consci dell’impatto ambientale dei teli geotessili, un gruppo di studenti dell'Università di Losanna e l'organizzazione ambientalista Summit Foundation hanno sviluppato una alternativa a loro dire sostenibile. Tramite il progetto " Keep It Wool " hanno sviluppato teloni per coprire i ghiacciati fatte con lana di pecora.

Il beneficio sarebbe duplice, dato che una grande percentuale di lana diventa oggigiorno uno scarto, addirittura in rifiuto da smaltire.

Le prime coperte per ghiacciai fatte con la lana sono state realizzate dall'azienda Fisolan e nel giugno 2026 sono state stese su 200 metri quadrati del ghiacciaio Tsanfleuron.

Gli scienziati stanno ora analizzando i primi risultati da cui risulta che l’efficacia dei teli di lana è simile a quelli geotessili sintetici.

Quanto veramente salvano i ghiacciai?

Secondo gli scienziati questa misura è una alternativa valida e sostenibile per rallentare il processo di fusione dei ghiacciai, ma non contrasta veramente il reale impatto del riscaldamento globale.

Gatti delle nevi in azione per stendere teli geotessili sul ghiacciaio del Presena, al Passo del Tonale.
Gatti delle nevi in azione per stendere teli geotessili sul ghiacciaio del Presena, al Passo del Tonale.

Più in generale, la tecnica di installare teli, geotessili o di lana che siano, non è usata in realtà per salvare i ghiacciai, ma per limitare i danni alla piccola parte destinata agli sport invernali. La superficie coperta infatti è una parte molto piccola del corpo glaciale, basti pensare che lo stesso ghiacciaio Tsanfleuron oggetto dell’esperimento ha una superficie di circa 3.8 km2. La parte coperta con la lana risulta dunque solo lo 0,007% della sua estensione totale complessiva.
Resta poi il vero problema: il clima che cambia.

La soluzione al ritiro dei ghiacciai non è coi teli di copertura, ma il taglio drastico delle emissioni di gas serra antropici causate soprattutto dell’uso dei combustibili fossili,

Riferimento notizia

Cubrir los glaciares con mantas para que no se derritan: la acción de Suiza para protegerlos del cambio climático

https://oem.com.mx/elsoldemexico/ciencia-y-salud/cubrir-los-glaciales-con-mantas-para-que-no-se-derritan-la-accion-de-suiza-para-protegerlos-del-cambio-climatico-31947940