L’acqua dell’Oceano Artico rimane “prigioniera” per decenni prima di ritornare verso Sud

Secondo un recente studio le acque fredde dell'Artico possono rimanere intrappolate a ridosso del Polo Nord per decenni. Ecco quali sono i tempi.

Queste acque dense non tornano immediatamente verso sud. Al contrario, trascorrono diversi decenni all’interno dei bacini profondi dell’Oceano Artico, muovendosi lentamente prima di riuscire a fuoriuscire
Queste acque dense non tornano immediatamente verso sud. Al contrario, trascorrono diversi decenni all’interno dei bacini profondi dell’Oceano Artico, muovendosi lentamente prima di riuscire a fuoriuscire

Un recente studio ha rivelato un dettaglio affascinante e inaspettato sul funzionamento del sistema circolatorio oceanico globale. Difatti, le acque che raggiungono l’Oceano Artico impiegano spesso decenni, più di vent’anni in media, prima di completare il loro viaggio e fluire nuovamente verso sud.

Non si tratta di un percorso rapido, ma di un lungo e lento soggiorno nei bacini profondi artici, prima di raggiungere le latitudini più meridionali.

La circolazione meridionale atlantica: il “nastro trasportatore” del pianeta

Al centro di questo meccanismo c’è la Circolazione Meridionale Atlantica (AMOC), uno dei sistemi più importanti del nostro pianeta. Spesso descritta come un gigantesco nastro trasportatore, l’AMOC ridistribuisce calore dall’equatore verso le regioni polari, regolando in modo significativo il clima globale e, in particolare, quello dell’emisfero settentrionale.

Il processo è guidato dalla circolazione termoalina, un meccanismo alimentato dalle differenze di temperatura e salinità delle masse d’acqua. In superficie, correnti calde e salate provenienti dai tropici viaggiano verso nord lungo l’Oceano Atlantico.

Man mano che avanzano, queste acque cedono enormi quantità di calore all’atmosfera, regalando un clima sorprendentemente mite alle coste della Scozia, della Norvegia e della Scandinavia rispetto ad altre regioni poste alla stessa latitudine.

Dal calore al freddo profondo

Giunte nelle regioni subpolari e artiche, le acque si raffreddano notevolmente. Il calo di temperatura le rende più dense e pesanti, fino al punto in cui sprofondano verso i fondali oceanici.

È qui che avviene il fenomeno messo in luce dallo studio. Queste acque dense non tornano immediatamente verso sud. Al contrario, trascorrono diversi decenni all’interno dei bacini profondi dell’Oceano Artico, muovendosi lentamente prima di riuscire a fuoriuscire, principalmente attraverso lo Stretto di Fram, tra la Groenlandia e l’arcipelago delle Svalbard.

Solo dopo questo lungo periodo di stazionamento le acque fredde e dense riprendono il loro cammino verso sud, scorrendo lungo il fondo dell’Atlantico e completando così l’anello della circolazione.

L’importanza di questa ricerca

Comprendere con precisione questi tempi di residenza è fondamentale per diversi motivi. Innanzitutto permette ai modelli climatici di essere più accurati. In secondo luogo, aiuta a prevedere come il sistema risponderà ai rapidi cambiamenti in atto nell’Artico, in particolare alla riduzione dei ghiacci marini.

Un Artico sempre più libero dai ghiacci modifica gli scambi di calore, la salinità delle acque e i processi di formazione delle acque dense.
Un Artico sempre più libero dai ghiacci modifica gli scambi di calore, la salinità delle acque e i processi di formazione delle acque dense.

Un Artico sempre più libero dai ghiacci modifica gli scambi di calore, la salinità delle acque e i processi di formazione delle acque dense. Se la circolazione termoalina dovesse rallentare in modo significativo, uno scenario che alcuni studi ritengono già in corso, le conseguenze sul clima europeo e globale potrebbero essere notevoli.

Ci troveremo davanti ad estati più calde in alcune zone, inverni più rigidi in altre, alterazioni delle precipitazioni e un innalzamento del livello del mare lungo certe coste.

La ricerca recente sottolinea come l’AMOC non sia un sistema immediato e reattivo, ma un meccanismo lento e “paziente”, con tempi di risposta che si misurano in decenni. Questo rende ancora più delicata la comprensione di come le attività umane e il riscaldamento globale stiano influenzando un sistema che regola il clima del nostro pianeta da migliaia di anni.

In sintesi, l’acqua che oggi bagna le coste norvegesi potrebbe aver lasciato le regioni tropicali decenni fa e, dopo un lungo soggiorno artico, tornerà un giorno verso sud per continuare il suo ciclo millenario. Un promemoria della straordinaria complessità e lentezza dei grandi meccanismi che governano il clima della Terra.