Mareggiata Harry con onde da 16 metri: evento centenario, ma potrebbe ripetersi l'anno prossimo

Le mareggiate alimentate dal ciclone Harry hanno devastato le coste ioniche della Sicilia e non solo. Si stima che il tempo di ritorno di un tale evento sia 100 anni. Ma cosa significa? Possiamo stare tranquilli per il prossimi 100 anni? Niente affatto!

La mareggiata distruttiva generata dal ciclone Harry si verifica su base probabilistica ogni 100 anni, ma potrebbe verificarsi nuovamente anche l'anno prossimo.
La mareggiata distruttiva generata dal ciclone Harry si verifica su base probabilistica ogni 100 anni, ma potrebbe verificarsi nuovamente anche l'anno prossimo.

La scorsa settimana l’intera costa ionica della Sicilia e parte di quella che si affaccia sul canale di Sicilia (come anche la costa calabra ionica e quella sarda tirrenica) sono state letteralmente devastate dalla mareggiata alimentata dal ciclone Harry.

I venti di scirocco hanno di parecchio superato in mare i 100 km/h sollevando onde imponenti con altezze massime tra gli 8 e i 10 metri (la massima registrata dalla boa dell’ISPRA al largo di Portopalo è stata di oltre 16 metri). Queste si sono abbattute con tutta la loro potenza sulla costa, spostando per centinaia di metri verso l’entroterra massi di diverse tonnellate, sventrando case, distruggendo strade e imbarcazioni,...

I più anziani, testimoni di questo evento, non ricordano nella loro vita nulla di simile. Possiamo affermare che da almeno 80 anni non si verificava un tale evento così estremo.

Sorge spontanea la domanda su quando potrebbe in futuro verificarsi un evento di simile o anche maggiore intensità. È la domanda che devono porsi soprattutto coloro che avranno l'onere della ricostruzione. È sensato ripristinare infrastrutture che si sono rivelate troppo vicino al mare o non sufficientemente protette? E se così fosse, per quanto tempo resisteranno prima di essere nuovamente distrutte da un prossimo evento di simile intensità?

Per rispondere a questa domanda ci viene in aiuto la statistica.

Il tempo di ritorno: di cosa si tratta

Nell’analisi statistica viene utilizzato un parametro probabilistico chiamato tempo o periodo di ritorno. Molto semplicemente, si tratta del tempo medio che statisticamente intercorre tra un evento di una certa intensità ed il successivo di pari o maggiore intensità.

Il tempo di ritorno di un evento estremo è il tempo medio statistico che passerà prima che un simile evento accada nuovamente.

Si tratta di una stima che fornisce una probabilità annuale che l’evento possa verificarsi con la stessa intensità o intensità maggiore e non una previsione certa.

L’analisi di frequenza delle onde significative (Hs), basata sui dati RON–ISPRA della stazione di Catania e condotta mediante approccio Peaks-Over-Threshold con distribuzione di Pareto generalizzata, indica che la mareggiata associata al ciclone Harry rientra tra gli eventi estremi con tempo di ritorno dell’ordine di un secolo, con ampia incertezza legata alla lunghezza e continuità della serie storica.

L’analisi di frequenza delle onde significative (Hs), basata sui dati RON–ISPRA della stazione di Catania e condotta mediante approccio Peaks-Over-Threshold con distribuzione di Pareto generalizzata, indica che la mareggiata associata al ciclone Harry rientra tra gli eventi estremi con tempo di ritorno dell’ordine di un secolo, con ampia incertezza legata alla lunghezza e continuità della serie storica.

Si è stimato che il tempo o periodo di ritorno della mareggiata prodotta dal ciclone Harry sia di 100 anni. Cosa significa?

Cosa significa e cosa non significa un tempo di ritorno di 100 anni?

Significa che mediamente una simile mareggiata avviene 1 volta ogni cento anni. Cosa non significa? Non vuol dire che essendo avvenuta quest’anno, la prossima avverrà tra cento anni nel 2126, assolutamente no! Per capire meglio, la prossima mareggiata della stessa portata potrebbe avvenire il prossimo anno e non avvenire più per 200 anni, o avvenire anche per tre anni consecutivi e non avvenire nei 300 anni successivi.

Questo tempo di ritorno di 100 anni significa che ogni anno c’è una probabilità dell’1% che lo stesso evento si verifichi. Tuttavia, questo non significa che entro 100 anni ci sia certezza del prossimo evento.

Un evento per cui esiste una probabilità annua del 1% che si verifichi ha un tempo di ritorno di 100 anni T (anni) = 1/ probabilità annua. Un evento per cui esiste una probabilità annua del 10% che si verifichi ha un tempo di ritorno di 10 anni T (anni) = 1/ probabilità annua.

Per conoscere il tempo di ritorno, dicevamo ci viene in aiuto la statistica probabilistica.

Come si calcola il tempo di ritorno

Il tempo di ritorno viene stimato per ad esempio per gli eventi meteorologici più estremi, precipitazioni, venti, siccità, ondate di calore, mareggiate, piene di fiume,…, ma anche in climatologia, idrologia e rischi naturali. Condizione di applicabilità è che gli eventi siano tra loro indipendenti, cioè che ogni evento non dipenda dai precedenti, non conservi memoria del precedente.

Nell’uso del tempo di ritorno è interessante notare che nel caso dei 100 anni, come per la mareggiata sulle coste siciliane, la probabilità che avvenga nuovamente è dell’1% dopo 1 anno, del 26% dopo 30 anni, del 39% dopo 50 anni del 63% dopo 100 anni. Sì, esattamente del 63% e non del 100%, perché il 100% significherebbe la certezza che esso avvenga entro prossimi 100 anni, certezza che non c'è.

Il tempo di ritorno non dice quando succede un evento, ma quanto è probabile che succeda ogni anno.

Il tempo di ritorno di basa su probabilità e non fornisce previsioni certe.

Per il calcolo del periodo di ritorno si può utilizzare un approccio empirico, il più semplice, che richiede però una serie storica di misurazioni sufficientemente lunga. Per intenderci, se ho a disposizione 50 anni di misurazioni di precipitazione, non posso stimare periodi di ritorno tra eventi estremi superiori ai 50 anni.

Un altro approccio è di tipo statistico (parametrico), basato su modelli statistici della distribuzione dei massimi, che invece permette di stimare tempi di ritorno anche più lunghi della serie storica disponibile.

Conoscere il tempo di ritorno è importante per progettare opportunamente le infrastrutture, definire delle mappe di rischio, livelli di sicurezza.

Tuttavia, non basta calcolarlo. È indispensabile che chi si occupa della ricostruzione, come anche la protezione civile, tengano conto dei tempi di ritorno, per evitare di assistere nuovamente impotenti a tanta distruzione.