I lampi illuminano l'uragano Dorian, ecco perché sono così rari

Davvero rare quanto spettacolari le foto dei lampi che illuminano l'occhio dell'uragano Dorian realizzate durante una missione di ricognizione dei “Cacciatori di uragani”.

Daniele Ingemi Daniele Ingemi 03 Set 2019 - 09:45 UTC
uragano
Immagine di archivio.

Durante una missione di ricognizione dei “Cacciatori di uragani” dentro l’occhio di “Dorian”, poco prima che quest’ultimo investisse le Bahamas, è stata scattata una delle fotografie più spettacolari di sempre su un ciclone tropicale.

Difatti lo scatto, realizzato mentre il Lockheed WP-30 Orion (l’unico aereo al mondo capace di entrare all’interno di un uragano), evidenzia un lampo all’interno delle imponenti bande nuvolose spiraliformi, che ruotavano attorno l’occhio del ciclone “Dorian”.

Quello che più ha stupito è stato proprio l’effetto del riflesso sulle imponenti nubi torreggianti che circondavano l’occhio centrale del ciclone. Un’immagine spettacolare, finora documentata molto raramente, almeno dall’interno di un potente ciclone tropicale, come “Dorian”.

Perché sono così rari i fulmini dentro un uragano?

Evento alquanto raro visto che generalmente è piuttosto difficile osservare delle fulminazioni di questa intensità all’interno di un ciclone tropicale, che supera la 3^ o la 4^ categoria della Saffir-Simpson.

Solo nell’area prossima all’occhio centrale del ciclone tropicale si possono realizzare fulminazioni (non particolarmente diffuse comunque), proprio a ridosso del cosiddetto “Eye Wall”, ossia l’anello di nubi cumuliformi torreggianti che circonda l’occhio della tempesta.

I lampi nell'occhio di Dorian, come si sono generati?

In questo caso l’attività elettrica può essere supportata dai notevoli contrasti termici e igrometrici fra l’aria molto secca (deumidificata dalle “subsidenze atmosferiche”) presente all’interno dell’occhio, e quella molto più calda e impregnata di umidità che circola a gran velocità attorno quest’ultimo, all’interno della circolazione ciclonica. Parte del vapore acqueo presente attorno le imponenti formazioni nuvolose cumuliformi, di forma spiraliformi, può riuscire ad entrare dentro l’occhio della tempesta, interagendo con l’aria decisamente più secca e fresca ivi presente.

Tale interazione con l’aria più secca e fresca dell’occhio può agevolare la formazione di chicchi di grandine, lungo la sommità dei cumulonembi, che smossi dalle forti correnti ascensionali possono provocare la separazione forzata delle particelle con cariche positive e negative, contribuendo così alla formazione del fulmine.

Negli altri punti del ciclone, data anche la formidabile forza centrifuga e l'aria impregnata di umidità fino agli alti livelli della troposfera, non vi sono le condizioni ideali per lo sviluppo di una attività elettrica degna di nota.

Caso a parte è se la struttura mantiene lo status di depressione tropicale o semplice tempesta tropicale. In questo caso i “clusters temporaleschi” hanno tutto il tempo per maturare con maggiore libertà, sfoggiando un corredo di fulminazioni anche piuttosto elevato lì dove l’attività convettiva risulti forzata (calore latente dal mare caldo).

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