Le Alpi diventano più verdi: l’avanzata delle foreste minaccia la fauna di alta quota
Mentre le foreste guadagnano terreno, gli habitat aperti di alta quota, come le praterie alpine, ghiaioni, pascoli sopra la linea degli alberi, si riducono. Ecco come il cambiamento climatico sta trasformando le Alpi.

Negli ultimi decenni, il paesaggio delle Alpi sta cambiando rapidamente. Le foreste di conifere sul massiccio del Monte Bianco hanno guadagnato circa 60 metri di quota tra il 1952 e il 2006. Si tratta del fenomeno del “greening (l’aumento della copertura vegetale) è visibile in gran parte della catena alpina.
Questo processo, documentato da immagini satellitari e studi sul campo, sta modificando profondamente gli ecosistemi di alta quota, causando dei gravi problemi per fauna e flora locale.
Cause principali
Il principale motore è il cambiamento climatico, che permette alle piante di colonizzare quote più elevate dove prima il freddo e la breve stagione vegetativa lo impedivano. A questo si aggiunge l’abbandono dei pascoli tradizionali, che favorisce l’espansione di arbusti e alberi. Il risultato è un paesaggio più verde, più boscoso e meno aperto.

Mentre le foreste guadagnano terreno, gli habitat aperti di alta quota, come le praterie alpine, ghiaioni, pascoli sopra la linea degli alberi, si riducono. Questo crea un serio problema per molte specie specializzate, soprattutto uccelli che nidificano in ambienti aperti e rocciosi.
I problemi per diverse specie, il caso del culbianco
Il culbianco (Oenanthe oenanthe) è un esempio emblematico. Questo piccolo passeriforme migratore predilige le praterie alpine di alta quota, con rocce sparse e vegetazione bassa e rada, dove può nidificare a terra o in cavità e cacciare insetti.
Studi recenti mostrano che molte specie di uccelli alpini stanno spostandosi verso l’alto per inseguire condizioni climatiche più fresche (in media mezzo metro all’anno negli ultimi decenni, con picchi più rapidi nelle Alpi). Il culbianco e specie simili come lo spioncello si trovano però compressi verso la cima delle montagne, dove lo spazio disponibile diminuisce rapidamente.
Proiezioni future preoccupanti
Secondo vari modelli, l’avanzata della linea degli alberi potrebbe causare una perdita significativa di habitat per le specie sopra questa fascia vegetativa.

La pernice bianca (Lagopus muta) rischia di perdere fino al 60% o più del proprio habitat favorevole nel massiccio del Monte Bianco entro il 2050-2070 in scenari pessimistici.
La qualità complessiva degli habitat alpini potrebbe diminuire del 35% entro il 2050 e del 60% entro il 2070.
Oltre agli uccelli, anche altri animali soffrono. Fra questi molti mammiferi specialisti di ambienti aperti, insetti tipici delle praterie alpine e piante endemiche rischiano di essere spinti fuori dalla cima delle montagne, in un futuro non poi così lontano.
Un cambiamento non solo climatico
Il fenomeno non è solo negativo. Una maggiore produttività vegetale può beneficiare alcune specie generaliste o forestali. Tuttavia, per la biodiversità unica degli ambienti alpini (molto fragili e con bassa resilienza) rappresenta una minaccia seria.
La perdita di habitat aperti riduce la diversità ecologica e può favorire l’arrivo di specie invasive o generaliste a scapito di quelle specializzate.
Le Alpi stanno diventando più verdi, ma questo verde rischia di cancellare il bruno-grigio delle praterie rocciose che hanno ospitato per millenni una fauna davvero unica.