Perché sta piovendo così tanto? I tre fattori del "collasso climatico" dietro il succedersi di piogge in Italia
Perturbazioni senza sosta investono l’Italia spesso accompagnate da attivi cicloni secondari e tempeste soprattutto al centro sud. quali sono le cause di queste anomalie della circolazione generale atmosferica?

Da anni non si vedeva una simile persistenza di correnti atlantiche con un susseguirsi senza sosta di perturbazioni come in queste ultime settimane.
Negli scorsi inverni hanno spesso dominato blocchi scandinavi o anticicloni europei, una annata simile si ebbe però per esempio nel gennaio-febbraio 2014, con grandi nevicate sulle Alpi e con l’alluvione del fiume Secchia nel modenese.
Vi sono comunque differenze fra quest’anno e il citato 2014, in questo scorcio di 2026 infatti i cicloni secondari colpiscono maggiormente il centro sud Italia. Cosa sta succedendo alla circolazione generale dell’atmosfera?
Atmosfera più calda = più vapore acqueo
Oltre alla configurazione sinottica, il carburante delle piogge intense e abbondanti è il contenuto di acqua precipitabile sull’intera colonna d’atmosfera.
Un’atmosfera più calda può contenere più vapore acqueo, più precisamente l’acqua precipitabile aumenta di circa il 7% per ogni grado in più di temperatura. E in queste ultime settimane appunto non ha mai fatto molto freddo, con prevalenza di masse d’aria di origine atlantica o anche subtropicale.
Le perturbazioni risultano così più cariche di umidità, spesso alimentate da lunghi fiumi atmosferici che traggono vapore fin dai caraibi. Il fiume atmosferica si è così scaricato sulla penisola Iberica ed anche in quella italiana. Il risultato sono state le piogge più intense, anche quando i sistemi frontali apparivano normali perturbazioni atlantiche.
Questo è uno dei segnali più robusti del cambiamento climatico già osservabile, e che preoccupa meteorologi e climatologi.
Persistenza delle configurazioni sinottiche
Negli ultimi anni sempre più spesso assistiamo a configurazioni bariche per così dire pigre, insistenti e persistenti per settimane o mesi. A volte questo si concretizza come detto in blocchi a omega o scandinavi, altre in ripetute ciclogenesi con situazioni di “cul de sac” penalizzanti per l’Emilia Romagna. Ora questo si verifica appunto con le correnti zonali, e basse di latitudine.
Le perturbazioni scorrono così una dietro l’altra colpendo sempre sulle stesse aree, anche associate a cicloni secondari richiamati dal nord Africa come è stato col ciclone Harry.
L’Italia, al confine tra masse d’aria diverse, diventa una zona di convergenza e con la corrente a getto bassa di latitudine il target diventa spesso il centro sud.

Questo favorisce accumuli elevati nel tempo, anche senza fenomeni estremi. La fortuna che ha evitato finora eventi pluviometrici estremi è la mancanza del blocco anticiclonico ad est, ma ci vuol poco e la situazione potrebbe divenire molto pericolosa per alcune zone. Fondamentale in questo è la posizione del blocco anticiclonico e la conformazione dei cicloni mediterranei.
Mediterraneo sempre più caldo
Il ruolo del mare è fondamentale per alimentare le perturbazioni, fornendo energia tramite il processo di evaporazione – condensazione e il rilascio di calore latente. Benché non paragonabile al calore dei mari tropicali, il Mar Mediterraneo è comunque in grado di sostenere fenomeni di convezione profonda fino alla formazione di Medicane, che per loro natura sono possibili perfino nei mesi invernali.
Un mare caldo rilascia calore e umidità verso l’atmosfera, così le perturbazioni che transitano sull’Italia vengono rinforzate ulteriormente.
Italia: un territorio vulnerabile
Un fattore esterno a quelli meteo ma comunque da considerare nel calcolo del rischio climatico è la vulnerabilità del territorio.
L’Italia è una lunga penisola a orografia complessa, circondata appunto da mari caldi e sormontata da alte montagne disposte in senso prevalente di latitudine per le Alpi e di longitudine per gli Appennini. Questi fattori intensificano le perturbazioni nei versanti esposti.
A ciò aggiungiamo però il dissesto del territorio, insieme a una elevata urbanizzazione e suoli spesso impermeabilizzati. Piogge non necessariamente estreme, ma ripetute, diventano critiche non solo per motivi meteoclimatici.
Non è un’anomalia isolata
Il susseguirsi di fasi piovose e i ripetuti danni al territorio non sono casuali. Sono le conseguenze della nuova normalità climatica. Parlare solo di “maltempo” è riduttivo: serve cogliere questi episodi come segnali di un clima che cambia. Questo che viviamo infatti è “maltempo da cambiamenti climatici”.
La sfida non è fermare la pioggia, ma adattare territorio e migliorare la gestione del rischio.