Un nuovo studio evidenzia la complessità del sistema di faglie dello Stretto generatrici del devastante tsunami del 1908

Lo studio recente, pubblicato sulla rivista Tectonophysics, ha analizzato oltre 2.400 terremoti registrati tra il 1990 e il 2019, utilizzando dati da osservatori sottomarini come NEMO-SN1 e sette Ocean Bottom Seismometers. I ricercatori hanno identificato due strati sismogenetici principali.

Lo Stretto si trova al crocevia tra la placca africana, che avanza verso nord, e quella eurasiatica. Qui, la crosta terrestre subisce compressione, estensione e scorrimenti laterali.
Lo Stretto si trova al crocevia tra la placca africana, che avanza verso nord, e quella eurasiatica. Qui, la crosta terrestre subisce compressione, estensione e scorrimenti laterali.

La storia dello Stretto è segnata da eventi catastrofici. Il 28 dicembre 1908, un terremoto di magnitudo 7.1 colpì l'area, seguito da uno tsunami devastante che causò oltre 75.000 vittime, radendo al suolo città come Messina e Reggio Calabria. Questo evento rimane uno dei più distruttivi nella storia europea recente e ha spinto generazioni di scienziati a indagare sulle faglie responsabili.

Le immagini storiche mostrano la portata della devastazione: strade ingombre di macerie, edifici crollati e comunità in rovina, un monito ai rischi persistenti in questa regione.

Un mosaico di faglie attive

Lo Stretto si trova al crocevia tra la placca africana, che avanza verso nord, e quella eurasiatica. Qui, la crosta terrestre subisce compressione, estensione e scorrimenti laterali. A sud-est, nel Mar Ionio, avviene la subduzione calabra, dove la placca africana si immerge sotto la Calabria, generando deformazioni che si propagano in superficie.

Lo studio recente, pubblicato sulla rivista Tectonophysics, ha analizzato oltre 2.400 terremoti registrati tra il 1990 e il 2019, utilizzando dati da osservatori sottomarini come NEMO-SN1 e sette Ocean Bottom Seismometers. I ricercatori hanno identificato due strati sismogenetici principali.

Uno strato più superficiale (6-20 km di profondità), dominato da forze estensionali che allungano e fanno sprofondare la crosta, con terremoti frequenti legati alla deformazione continentale. Al di sotto di quest’ultimo, invece, troviamo uno strato più profondo (40-80 km), associato ai movimenti della placca ionica in subduzione, con forze compressive dovute alla convergenza Africa-Europa.

Non si tratta di una singola faglia, ma di un "mosaico di faglie interconnesse" che si estendono sia a terra che sotto il mare. Immagini sismiche del fondale marino rivelano scarpate e dislocazioni nei sedimenti, segni di attività recente, spesso mascherati da correnti marine o frane.

Le implicazioni e la pericolosità sismica

Negli ultimi 30 anni, la sismicità è stata di bassa-media intensità, con sequenze concentrate vicino all'epicentro del 1908. Tuttavia, la comprensione di questi processi profondi e superficiali è cruciale per valutare i rischi futuri in un'area densamente popolata.

Negli ultimi 30 anni, la sismicità è stata di bassa-media intensità, con sequenze concentrate vicino all'epicentro del 1908. Tuttavia, la comprensione di questi processi profondi e superficiali è cruciale per valutare i rischi futuri in un'area densamente popolata.
Negli ultimi 30 anni, la sismicità è stata di bassa-media intensità, con sequenze concentrate vicino all'epicentro del 1908. Tuttavia, la comprensione di questi processi profondi e superficiali è cruciale per valutare i rischi futuri in un'area densamente popolata.

I ricercatori, tra cui Tiziana Sgroi dell'INGV e Luca Gasperini del CNR, sottolineano che lo Stretto rappresenta un confine dinamico tra due placche in collisione continua. Questi risultati integrano dati sismologici, geofisici e morfologici, fornendo basi per futuri studi sulla sismogenesi e sulla mitigazione dei rischi nell’area.

Cosa dimostra lo studio?

Lo studio scientifico conferma che lo Stretto di Messina è un laboratorio naturale per studiare la tettonica delle placche. Migliorare la conoscenza di queste dinamiche non solo arricchisce la scienza geologica, ma è essenziale per proteggere le comunità locali da potenziali disastri futuri.

In un'era di urbanizzazione crescente, tali studi sono più vitali che mai, poiché ci aiuteranno a comprendere meglio la dinamica di questi fenomeni, aiutandoci a mitigarne gli effetti in caso di un possibile nuovo sisma in futuro.