Le statue parlanti di Roma: la voce irriverente del popolo contro i potenti
Poesie, giochi di parole, critiche ed invettive. Divertenti e irriverenti, dal XVI secolo le statue parlanti di Roma hanno molto da dire, specialmente quando alla gente comune non è concesso parlare

La definizione di statue parlanti si riferisce all’usanza di affiggere su alcune statue dei biglietti con un messaggio di contestazione nei confronti del potere, durante la notte e in pieno centro città. Quelle "ufficiali" sono sei in tutto, ma in passato di sicuro la gente usava qualunque statua trovasse conveniente con lo stesso scopo.
L’abitudine era infatti molto diffusa a Roma, tanto che nel 1523 Papa Adriano VI dovette emanare un divieto. Più tardi Benedetto XIII stabilì addirittura la condanna a morte.
Servì a poco in entrambi i casi, perché le statue parlanti non solo non cessarono di esistere, ma hanno resistito fino al ‘900 inoltrato, prendendo di mira i papi, Napoleone, Mussolini e chiunque lo meritasse.
Le statue parlanti di Roma nella storia
I biglietti che davano voce al popolo di Roma sono tutt’ora definiti pasquinate dal nome di Pasquino, la statua parlante più famosa di Roma e l’unica che ancora conserva il proprio ruolo.
Anche autori importanti hanno collaborato alla infinita collezione di pasquinate, in dialetto, italiano o latino. Tra di essi ad esempio Pietro Aretino o Giambattista Marino, mentre alcune, anonime, sono diventate famose tanto da essere passate alla storia. “Ciò che non fecero i barbari fecero i Barberini”, ad esempio, è tra le più celebri in assoluto.
Quanto alle altre statue parlanti di Roma, hanno anch’esse un nome, ma nessuno corrisponde al personaggio rappresentato, dal momento che è prevalso quello derivato dall’uso popolare.
Pasquino
Questa statua è così importante da aver dato il nome alla piazza in cui si trova. L’opera è del III secolo a.C. e molto danneggiata ma è comunque possibile distinguere con chiarezza una figura maschile in armatura.
Bramante lavorò tra gli altri al suo restauro e nel 2010 è stato completato il più recente.
Poiché la statua è molto antica e fragile, è oggi vietato attaccare i biglietti direttamente su di essa ma è tata predisposta una bacheca apposita, a pochi centimetri di distanza.
Marforio
Questa enorme statua alta circa sei metri è del I secolo a.C. e rappresenta probabilmente il dio Nettuno. È la più famosa delle statue parlanti di Roma dopo Pasquino, e con esso aveva frequenti botta e risposta su temi sociali.
Questo dialogo oggi non è più possibile perché, dopo essere stata spostata più volte a causa di lavori e ampliamenti, la statua oggi è conservata nei Musei Capitolini.
La Fontana del Facchino
Questa è la più recente delle statue parlanti di Roma e l'unica che non è stata realizzata dell'antichità.
Questa scultura fu infatti completata nel 1580 ed è, in effetti, una fontana. Per qualche tempo fu attribuita a Michelangelo, ma erroneamente. In realtà fu scolpita da artisti fiorentini.

Un tempo si trovava in Via del Corso, ma da circa due secoli è stata spostata in una posizione meno evidente, in via Lata, perché a causa della somiglianza con Martin Lutero veniva spesso presa di mira dalla rabbia popolare. Al volto del facchino manca infatti il naso e sono evidenti anche i danni ad una mano.
Il Babuino
L’opera rappresenta presumibilmente un dio dei fiumi ma l’origine del suo nome è ben poco lusinghiera. Pare infatti che sia stata ribattezzata Babuino o per la bruttezza del suo volto, o dal termine latino bambalionis, traducibile come “stupido”.
Nonostante ciò, è proprio da questa statua che una delle vie più importanti ed eleganti di Roma, prende il proprio nome. Quella che un tempo era Via Clementina, in onore di papa Clemente VII, è diventata via del Babuino ed è qui che, dopo diversi spostamenti, si trova ancora adesso la statua, parte di una fontana.
Madama Lucrezia
L’unica statua femminile tra le sei, sarebbe arrivata a Roma come dono fatto a Lucrezia d'Alagno, amante di re Alfonso V d'Aragona, da cui il suo nome.
Quello che è certo è che per diversi secoli, e fino a pochi decenni fa, la statua è stata protagonista oltre che delle pasquinate anche di alcune feste popolari durante le quali veniva addobbata con cipolle, aglio e peperoncino oppure con stoffe pregiate.
Ancora oggi è al suo posto, nei pressi di Palazzo Venezia.
Abate Luigi
L’opera di età tardo romana non rappresenta un abate ma un magistrato togato dell’antica Roma. L’abate Luigi che le ha dato il nome era semplicemente il prete della chiesa del Sudario, dove si trovava la statua.
Dopo diversi spostamenti, è stata infine situata in un angolo di Piazza Vidoni all'inizio del secolo scorso e lì è rimasta ormai da più di un secolo.
Oggi il povero abate è senza testa visto che la statua veniva decapitata così spesso, che dal 2013 si è rinunciato al restauro.
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