Dieci anni dal terremoto di Amatrice: il 24 agosto 2016 iniziò una delle più importanti sequenze sismiche in Italia
Il 24 agosto 2016, alle 3:36, un terremoto di magnitudo 6.0 colpì l'Italia centrale e devastò Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto. Dieci anni dopo, il ricordo di quella notte resta legato alle 299 vittime e a una lunga sequenza sismica che avrebbe interessato per anni Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo.

Sono trascorsi dieci anni da quella notte tra il 23 e il 24 agosto 2016 in cui un terremoto di magnitudo momento 6.0 sconvolse una vasta area dell'Italia centrale, tra Lazio, Abruzzo, Umbria e Marche. Erano le 3:36 del 24 agosto quando la forte scossa colpì Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, nell'Appennino centrale. Un momento che moltissime persone ricordano con dolore. Erano passati solo pochi anni dall'altro grande evento devastante lungo l'Appennino, il terremoto de L'Aquila del 2009, e non molto tempo dal sisma del 1997.
Il bilancio anche stavolta fu drammatico: 299 persone persero la vita e numerosi centri abitati subirono gravissimi danni, anche a diversi chilometri dall'epicentro. Ma quella scossa non fu un evento isolato. Fu l'inizio di una lunga sequenza sismica che avrebbe continuato a interessare l'Appennino centrale per anni.
24 agosto 2016: la notte del terremoto di Amatrice
Alle 3:36 del 24 agosto 2016, un terremoto di magnitudo Mw 6.0 colpì Accumoli, Amatrice e diverse altre località al confine tra Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo.
La forte scossa devastò in particolare i comuni di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto. I crolli provocarono 299 vittime. La stagione turistica era al culmine e molti centri dell'Appennino centrale erano tornati a essere popolati da residenti rientrati nelle seconde case, turisti e visitatori. Il terremoto arrivò inoltre nel cuore della notte, sorprendendo molte persone mentre dormivano.
Ad Amatrice si contarono 237 vittime, 51 ad Arquata del Tronto, quasi tutte nella frazione di Pescara del Tronto, e 11 ad Accumoli. Il borgo di Pescara del Tronto venne devastato.
Nei comuni di Amatrice e Arquata del Tronto venne raggiunta un'intensità pari al X grado della scala macrosismica europea EMS, corrispondente a un livello di distruzione quasi totale.
La gravità della distruzione ad Amatrice e l'elevato numero di vittime portarono inizialmente a parlare di "terremoto di Amatrice". In realtà, gli effetti interessarono una vasta area dell'Appennino centrale e numerosi altri centri abitati.
Non fu un terremoto isolato: iniziò una lunga sequenza sismica
La scossa del 24 agosto diede inizio a quella che l'INGV ha denominato "sequenza sismica Amatrice-Visso-Norcia", una delle più importanti sequenze sismiche che hanno interessato il territorio italiano in questo secolo.
L'area colpita dal terremoto era caratterizzata anche dalla presenza di antichi paesi e numerose opere architettoniche antiche e fragili, elementi che contribuirono alla gravità degli effetti.

La sequenza non si esaurì dopo la prima scossa. Nei mesi successivi si verificarono altri terremoti, con nuovi danni e nuove emergenze.
26 ottobre 2016: nuove forti scosse nell'area umbro-marchigiana
Il 26 ottobre 2016, poco più di due mesi dopo il terremoto del 24 agosto, due scosse con epicentro tra i comuni di Visso, Ussita e Castelsantangelo sul Nera, in provincia di Macerata, colpirono un'area situata alcune decine di chilometri più a nord rispetto a quella interessata ad agosto.
La sequenza si spostava così verso l'Appennino umbro-marchigiano, provocando nuovi danni.
30 ottobre 2016: il terremoto di magnitudo 6.5, il più forte in Italia dall'Irpinia
Pochi giorni dopo arrivò una delle scosse più forti dell'intera sequenza. Alle 7:40 del 30 ottobre 2016 venne registrato un terremoto di magnitudo 6.5, con epicentro tra Norcia, Preci e Castelsantangelo sul Nera.
Fu il più forte terremoto avvenuto in Italia dal 1980, quando un violento sisma aveva sconvolto l'Irpinia. La scossa del 30 ottobre provocò il crollo della basilica di San Benedetto a Norcia e distrusse la frazione di Castelluccio di Norcia, danneggiando ulteriormente territori già colpiti nei mesi precedenti.
In questa occasione non ci furono vittime, perché molti avevano ormai abbandonato le case già danneggiate, ma l'area interessata dalla distruzione diventò ancora più vasta. I comuni danneggiati arrivarono a 131 e il cratere sismico comprendeva ormai quattro regioni: Marche, Lazio, Umbria e Abruzzo. Gli sfollati furono decine di migliaia.
18 gennaio 2017: quattro nuove scosse in Abruzzo
La sequenza proseguì anche nel 2017. Il 18 gennaio quattro terremoti fecero nuovamente tremare la terra in provincia dell'Aquila.
La prima scossa, alle 10:25, ebbe magnitudo 5.1 ed epicentro a Montereale. Alle 11:14 una seconda scossa raggiunse magnitudo 5.5, con epicentro a Capitignano. Alle 11:25 si verificò una terza scossa di magnitudo 5.4, con epicentro a Pizzoli, mentre alle 14:33 una quarta scossa di magnitudo 5.0 ebbe epicentro a Cagnano Amiterno.
Oltre 124.000 terremoti registrati dall'INGV dal 2016 al 2021
La dimensione della sequenza emerge con particolare chiarezza dai dati della Rete Sismica Nazionale dell'INGV. Dal 24 agosto 2016 fino al 2021 sono stati registrati oltre 124.000 eventi sismici nell'area interessata.
La sequenza di Amatrice-Visso-Norcia ha coinvolto un'area di circa 8.000 chilometri quadrati, comprendendo 140 comuni e circa 600.000 persone. L'area interessata si estende lungo la catena appenninica e comprende Lazio, Abruzzo, Marche e Umbria.

La lunga durata della sequenza è testimoniata anche dal fatto che, a oltre un anno di distanza dal terremoto del 24 agosto, venivano ancora registrati circa un centinaio di terremoti al giorno nell'area coinvolta.
Dieci anni dopo, l'INGV racconta la sequenza attraverso una nuova story map
In occasione del decimo anniversario della sequenza sismica dell'Italia centrale, l'INGV ha preparato una serie di prodotti di approfondimento scientifico e di informazione dedicati ai risultati della ricerca, alla memoria collettiva e alla risposta all'emergenza.
Il terremoto delle 3:36 del 24 agosto 2016 rappresentò infatti un momento di intensa attività per le infrastrutture di emergenza dell'Istituto e per tutto il personale impegnato nella gestione dell'emergenza. Il contributo del personale dell'Ente fu considerevole durante una sequenza che avrebbe continuato a produrre terremoti per un periodo molto lungo.
La nuova story map permette quindi di ripercorrere non soltanto la successione degli eventi sismici, ma anche il lavoro svolto dall'INGV durante una delle più importanti sequenze sismiche della storia recente italiana.
Link e materiale per approfondire
A dieci anni dalla sequenza sismica che tra il 2016 e il 2017 ha interessato l’Italia centrale, il Dipartimento Terremoti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) promuove una serie di iniziative volte alla conoscenza e alla memoria degli eventi, per raccontare l’attività svolta e mettere a disposizione di tutti e tutte il patrimonio di dati e studi maturato nel corso degli anni.
In particolare, la story map “I forti terremoti in Italia centrale nel 2016-2017” offre un percorso interattivo che, attraverso mappe, contenuti multimediali e linguaggi diversi, accompagna il pubblico alla scoperta della lunga sequenza sismica e della risposta dell’INGV.
L’iniziativa “Custodi di Memoria” invita chi ha vissuto in prima persona i forti terremoti del 2016-2017 a partecipare alla raccolta di testimonianze, che saranno pubblicate nella prima mappa dei ricordi dei terremoti d’Italia.
Una sezione specifica è dedicata agli articoli scientifici e divulgativi pubblicati nel corso degli anni da ricercatori e ricercatrici dell’INGV, insieme ai più recenti studi, consultabili per argomento.
L’iniziativa proseguirà nel tempo con nuovi contributi diffusi con cadenza settimanale, per approfondire di volta in volta temi e aspetti diversi.
All’interno della pagina web, ulteriori percorsi di conoscenza sono offerti da una timeline che aiuta a orientarsi nella successione degli eventi, arricchita dall’animazione della sequenza sismica, da una fotogallery e una videoteca, infine da una raccolta di report e pubblicazioni.
La pagina è in continuo aggiornamento. Insieme ai nuovi articoli, saranno disponibili altri percorsi, come ad esempio una serie dedicata al decennale del video podcast “Inside - dentro il mondo della ricerca e del monitoraggio”, con voci e volti di chi c’era al servizio dei territori.
Il ricordo delle vittime
Quella iniziata alle 3:36 del 24 agosto 2016 con il terremoto di magnitudo 6.0 di Accumoli-Amatrice è stata una sequenza eccezionale per durata, estensione e numero di eventi registrati.

Dal primo terremoto ai forti eventi di ottobre, fino alle nuove scosse del gennaio 2017, l'Appennino centrale fu interessato da una lunga successione di terremoti che coinvolse quattro regioni, 140 comuni e un'area di circa 8.000 chilometri quadrati.
A dieci anni di distanza, il ricordo di quella notte resta legato soprattutto alle 299 vittime e alla distruzione di Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e di numerosi altri centri dell'Appennino. La nuova iniziativa dell'INGV permette di rileggere quella lunga emergenza attraverso i dati, la ricerca scientifica e la memoria di una sequenza che ha profondamente segnato l'Italia centrale.
Riferimento della notizia
INGV. (2026). Una story map per raccontare la lunga sequenza sismica in Italia centrale del 2016-17 e la risposta dell’INGV.