Le faglie più pericolose d’Italia, questa è l’area dove sarà più probabile un forte terremoto nei prossimi anni

Non tutte le faglie sono state completamente studiate: alcune, molto profonde, sfuggono ancora agli scienziati. Ma quelle presenti al Sud sono quelle che preoccupano maggiormente.

Secondo gli studi scientifici e le valutazioni storiche, le faglie della Calabria settentrionale e centrale sono generalmente meno pericolose rispetto a quelle del Sud. Tra le più rischiose spiccano quelle di Bagnara Calabra e Bovalino, fratture ancora attive a cui si attribuiscono eventi importanti come i terremoti del 1783, 1894 e 1908.
Secondo gli studi scientifici e le valutazioni storiche, le faglie della Calabria settentrionale e centrale sono generalmente meno pericolose rispetto a quelle del Sud. Tra le più rischiose spiccano quelle di Bagnara Calabra e Bovalino, fratture ancora attive a cui si attribuiscono eventi importanti come i terremoti del 1783, 1894 e 1908.

L’Italia è uno dei paesi europei più esposti al rischio sismico a causa della sua posizione alla convergenza tra la placca africana e quella eurasiatica. La Calabria rappresenta una delle aree più sensibili secondo la Mappa di Pericolosità Sismica Nazionale dell’INGV e della Protezione Civile.

La punta dello Stivale è attraversata da una rete di faglie attive che si estende dalla Valle del Crati, passa per lo Stretto di Messina e arriva fino alla Sicilia orientale. Queste fratture hanno generato alcuni dei terremoti più devastanti della storia italiana, nei secoli scorsi.

Il sistema di faglie dell’Appennino meridionale

La rete di faglie calabresi è in piena attività e ha causato quasi tutti i grandi terremoti storici della regione. Fra questi si ricorda il terremoto della Valle del Crati, nel 1183, la famosa crisi sismica calabrese del 1783 e il terremoto di Reggio Calabria e Messina, del 28 dicembre 1908.

Secondo gli studi scientifici e le valutazioni storiche, le faglie della Calabria settentrionale e centrale sono generalmente meno pericolose rispetto a quelle del Sud. Tra le più rischiose spiccano quelle di Bagnara Calabra e Bovalino, fratture ancora attive a cui si attribuiscono eventi importanti come i terremoti del 1783, 1894 e 1907.

La Calabria paga inoltre lo scotto della sua posizione geografica: affaccia direttamente sullo Stretto di Messina, nel cuore del Mediterraneo, dove convergono movimenti di più placche tettoniche.

L’Italia è uno dei paesi europei più esposti al rischio sismico a causa della sua posizione alla convergenza tra la placca africana e quella eurasiatica.
L’Italia è uno dei paesi europei più esposti al rischio sismico a causa della sua posizione alla convergenza tra la placca africana e quella eurasiatica.

Non tutte le faglie sono state completamente studiate: alcune, molto profonde, sfuggono ancora agli scienziati. Ma quelle dello Stretto restano le più preoccupanti per gli esperti.

Il terremoto del 1908: la peggiore catastrofe naturale d’Europa

Il caso più emblematico è il terremoto del 28 dicembre 1908. Alle 05:21 del mattino una scossa di magnitudo 7,1 Mw rase al suolo Messina e Reggio Calabria in soli 37 secondi. Il sisma, accompagnato da un devastante maremoto, provocò tra le 80.000 e le 120.000 vittime, rendendolo fino ad oggi la più grave sciagura naturale in Europa per numero di morti e intensità.

Il terremoto è stato provocato da una faglia identificata nel 2021 come Western Fault, che dall’area a nord di Reggio Calabria si inabissa nello Stretto di Messina, scorrendo davanti le città di Reggio Calabria e Messina. Da recenti immagini satellitari gli studiosi, coordinati da Giovanni Barreca, hanno confermato l’attività tettonica di questa struttura.

Non tutte le faglie sono state completamente studiate: alcune, molto profonde, sfuggono ancora agli scienziati. Ma quelle presenti al Sud sono quelle che preoccupano maggiormente.
Non tutte le faglie sono state completamente studiate: alcune, molto profonde, sfuggono ancora agli scienziati. Ma quelle presenti al Sud sono quelle che preoccupano maggiormente.

Dalle immagini satellitari si nota come il settore compreso tra Cannitello, Villa S. Giovanni e Campo Calabro (a Nord della faglia) sia in sollevamento, mentre quello a sud del torrente Catona (a Sud della faglia) è in abbassamento con tassi di movimento superiori a 1,5 mm per anno. Segno di come continui ad accumulare tensioni, anche se un terremoto forte come quello del 1908 ci vorranno secoli di ricarica.

Le altre faglie pericolose d’Italia

Se la Calabria detiene il primato per potenziale distruttivo e storia di eventi catastrofici, altre aree italiane presentano alto rischio. Fra queste troviamo l’area dell’Appennino centrale, tra Abruzzo, Lazio, Marche, Umbria, già responsabili del recente terremoto dell’Aquila del 2009 e di quello più recente di Norcia e Amatrice, del 2016.

Spostandoci al Nord l’area che rimane più a rischio è quella del Friuli Venezia Giulia, dove sono presenti faglie compressive, come quella generatrice del terremoto del 1976. Mentre in Sicilia rimane a rischio l’area dei Monti Iblei, sede di alcuni dei terremoti più distruttivi, come quello del 1693.