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Rischio tsunami nel Mediterraneo, le aree più esposte

Il fatto che nel Mediterraneo ci sia un rischio tsunami, anche se con caratteristiche diverse da Cile o Giappone, è noto da tempo. Cosa sappiamo? Ecco i dati che emergono da molti anni di studi.

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Il rischio tsunami nel Mediterraneo è sempre più noto, anche grazie alle tante testimonianze del passato.

Negli ultimi giorni nei paesi del Mediterraneo, dalla Spagna all'Italia fino alla Grecia, si è parlato molto sui mezzi di comunicazione e reti sociali di un avviso pubblicato dall'Unesco, l'organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura, sull'alta probabilità di uno tsunami nel Mediterraneo nei prossimi 30 anni.

L'avviso è stato diffuso dalla IOC, la Commissione Oceanografica Intergovernativa, che ha parlato di "una probabilità vicina al 100% che nel Mediterraneo si verifichi uno tsunami con onde superiori al metro nei prossimi 30 anni".

Il concetto di probabilità e le cose che già sapevamo

Come spesso accade quando le organizzazioni scientifiche avvisano di una elevata probabilità che nei prossimi decenni avvenga un evento catastrofico in un certo luogo, l'informazione si è diffusa in certi casi in modo un po' confuso, distorcendosi in certi casi fino a trasformarsi in allarme.

È stato lo stesso segretario della IOC, Vladimir Ryabinin, a specificare in conferenza stampa "che non c'è una certezza al 100% che questo accada, ma che le probabilità sono elevate e che dobbiamo quindi essere preparati". In realtà, le indicazioni arrivate dalla IOC non sono nuove. Che nel Mediterraneo vi sia un rischio tsunami è noto da tempo, ci sono organizzazioni di monitoraggio e numerosi studi.

Sapere che la probabilità di un evento in un certo luogo è elevata, ci permette di prepararci e di difenderci.
La probabilità, inoltre, viene usata sempre nella pianificazione del territorio e nella prevenzione dei rischi (terremoti, inondazioni, eruzioni vulcaniche). In Italia ad esempio conosciamo bene (o almeno, dovremmo conoscere bene) le mappe di pericolosità sismica, che ci parlano della probabilità più o meno alta che un terremoto avvenga in futuro in una certa area. Sappiamo di essere un paese esposto a elevata probabilità di eventi sismici e alluvioni.

Gli studi del passato: dove è più probabile uno tsunami nel Mediterraneo?

Uno degli studi più approfonditi ed accurati sul pericolo tsunami nel Mediterraneo risale al 2012, pubblicato sul Journal of Geophysical Research. I ricercatori europei hanno stabilito che le coste del Mediterraneo più esposte al rischio tsunami sono quelle del Mediterraneo orientale, dalla Grecia alla Turchia, includendo il Vicino Oriente e le coste del Nord Africa orientale, fino all’Italia. Nel caso dell'Italia sono maggiormente esposte le coste calabresi e siciliane.

Sono esposte al rischio anche le coste del Portogallo, e sebbene con minor probabilità, anche quelle della Spagna meridionale. Uno tsunami è possibile lungo tutte le coste mediterranee, ma in alcune aree - come nel Mediterraneo orientale - la probabilità è maggiore.

Un indizio prezioso sul pericolo di tsunami nel Mediterraneo arriva dal passato: le testimonianze di eventi antichi, avvenuti secoli o millenni fa, ci dà un'informazione preziosa perché un evento avvenuto nel passato può ripetersi in un futuro.

Una fonte di dati preziosa sul pericolo di tsunami nel Mediterraneo arriva dal progetto europeo TSUMAPS-NEAM, finanziato dall'UE. Lo studio raccoglie studi e informazioni, e rende pubblica una interessante mappa navigabile, con la probabilità che un evento con onde superiori a 1 metro avvenga in un certo intervallo di tempo futuro.

Tsunami del passato

Tra gli tsunami del passato nel Mediterraneo si può ricordare quello di Creta del 21 luglio 365 d.C o quello associato all'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. che distrusse Pompei ed Ercolano. Nel 1783 lo tsunami colpì le coste della Calabria e della Sicilia.

Il maremoto più disastroso degli ultimi duecento anni sulle coste italiane è quello del 28 dicembre 1908, avvenuto a seguito del terremoto nello Stretto di Messina (magnitudo 7.1). Ricordiamo anche il terremoto e lo tsunami che devastò Lisbona nel 1755. Uno dei maremoti più distruttivi avvenuti nel Mediterraneo si verificò nel 1303, nel mar Egeo.

Più recentemente altri maremoti, sebbene di più modesta entità, hanno colpito le coste greche (nel 1956 al largo dell’isola di Amorgos) e quelle dell’Algeria (nel 2003), facendo danni ma per fortuna poche vittime. Il 30 ottobre del 2020, un forte terremoto nel Mar Egeo ha causato un maremoto che ha causato danni in alcune aree costiere di Turchia e Grecia (guarda i video). Rispetto alle aree del mondo situato lungo l'Anello di fuoco del Pacifico, come il Giappone, o il Cile, gli "tsunami mediterranei" sono meno frequenti e potenzialmente meno distruttivi.

Cause? Non solo terremoti

A causare tsunami nel Mediterraneo non sono soltanto terremoti. Da tempo diversi studi hanno messo in luce che anche enormi frane sottomarine possono essere state la causa di tsunami del passato.

I centri di allerta tsunami in Italia ed Europa

Si parla di tsunami in Europa da diversi anni. Dopo il catastrofico tsunami del 2004 in Indonesia, la sensibilità è aumentata anche nel Mediterraneo. A seguito della nascita del NEAMTWS (North-Eastern Atlantic, Mediterranean and connected seas Tsunami Warning System), negli ultimi dieci anni sono nati diversi sistemi di allerta. Il Centro Allerta Tsunami dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia italiano (CAT – INGV), è stato costituito in data 27 novembre 2013. ed è diventato pienamente operativo negli ultimi 5 anni.

L’Italia è diventata uno dei pilastri del NEAMTWS - informa l'INGV - sia per la sua esperienza nel monitoraggio dei terremoti, sia per la sua elevata esposizione nel bacino mediterraneo. Il Centro si è progressivamente consolidato, assumendo una veste sempre più operativa. I primi risultati sono stati ottenuti grazie alla cooperazione internazionale nell’ambito del progetto europeo TSUMAPS-NEAM.

Nel settembre 2016 il Centro di Allerta Tsunami italiano, dopo due anni di test è stato accreditato come Tsunami Service Provider (Fornitore del Servizio Tsunami) per il Mediterraneo, insieme ai corrispondenti centri di allerta in Francia (CENALT); Grecia (NOA/HL-NTWC), Turchia (KOERI-RETMC), e Portogallo (IPMA) nell’ambito del NEAMTWS. Dal 1° gennaio 2017 il CAT-INGV è diventato pienamente operativo ed è stato poi indicato come componente del SiAM – Sistema di Allertamento nazionale per i Maremoti (SiAM). Sempre nel 2017 sono iniziate le esercitazioni, la prima nel Sud Italia.

Negli ultimi anni sono usciti nuovi studi sul pericolo tsunami nel Mediterraneo, che hanno portato nuove informazioni preziose. Tutte queste indicazioni devono servire a prepararci a un evento che, prima o poi, potrebbe avvenire.

A Málaga il meeting AGITHAR

Dal 27 giugno fino al 29 giugno del 2022, intanto, si è svolto a Malaga (Spagna) il meeting annuale di AGITHAR (Accelerating Global science In Tsunami Hazard and Risk analysis). Dopo l'incontro del gennaio 2020 a Roma, questa terza edizione ha promosso il confronto e lo sviluppo delle tematiche di ricerca in ambito tsunami, favorendo l’incontro tra gli esperti dei diversi centri di ricerca europei che studiano il fenomeno, la pericolosità e i rischi ad esso connessi.