La tempesta Harry potrebbe aver portato alla luce i resti di un'antica città dell'Impero Romano in Tunisia

La tempesta Harry ha causato una grave erosione e danni non solo in Sicilia ma anche sulla costa tunisina, portando alla luce antiche strutture che potrebbero appartenere a una città punico-romana perduta, forse collegata all'antica Neapolis, un importante centro dell'Impero romano nel Mediterraneo.

Sito archeologico di Dougga, in Tunisia.
Sito archeologico di Dougga, in Tunisia.

La tempesta Harry, un potente ciclone extratropicale mediterraneo che ha colpito l'Italia del sud (causando pesanti danni in Sicilia) ed anche la Tunisia alla fine di gennaio di quest’anno, ha avuto conseguenze insospettate che vanno ben oltre le inondazioni e i gravi danni provocati. E infatti potrebbe aver riportato alla luce vestigia dimenticate di un’antica città dell’Impero romano sulla costa settentrionale del Paese.

Dopo il passaggio della tempesta, che ha portato piogge intense e un moto ondoso inusuale fino al litorale tunisino, interi tratti di spiaggia sono rimasti completamente privi di sabbia, esponendo strutture ed elementi architettonici rimasti nascosti per secoli.

Una scoperta casuale dopo una tempesta

Quando la burrasca Harry ha colpito il nord-est della Tunisia, ha generato un fenomeno noto come storm surge, o mareggiata di tempesta, ovvero un improvviso innalzamento del livello del mare che ha invaso la terraferma ed eroso i sedimenti costieri.

Una volta ritiratesi le acque, numerosi residenti e visitatori sono rimasti sorpresi nel vedere colonne, blocchi di pietra scolpiti e muri parziali emergere dalla sabbia.

La regione interessata si trova nella penisola di Cap Bon, a est del Paese, dove sorge la moderna città di Nabeul. Secondo le fonti storiche, si tratta dell’area in cui sorgeva Neapolis, una città di origine punica che prosperò sotto il dominio romano.

Questo centro costiero era noto nell’antichità per la produzione di garum, una salsa di pesce fermentato molto apprezzata in tutto l’Impero, e per il suo ruolo di porto commerciale strategico nel Mediterraneo.

Potrebbe trattarsi di Neapolis?

L’Istituto Nazionale del Patrimonio di Tunisi (INP) ha confermato che questi resti archeologici, pur richiedendo studi e datazioni precise, sembrano corrispondere a strutture antiche, forse legate ad abitazioni, terme pubbliche o impianti di produzione industriale che risalgono all’epoca romana o persino punica.

Palestra di Petronio, un importante sito romano situato a Thuburbo Majus, El Fahs, Tunisia.
Palestra di Petronio, un importante sito romano situato a Thuburbo Majus, El Fahs, Tunisia.

In particolare, sulla spiaggia di Sidi Mahrsi sono stati osservati muri allineati ed elementi che suggeriscono costruzioni sotterranee, anche se gli esperti avvertono che è ancora presto per affermarne con certezza l’origine.

Oltre ai frammenti visibili sulla spiaggia, altre aree vicine hanno mostrato resti non precedentemente documentati, suscitando grande aspettativa tra archeologi e appassionati.

Per il momento, le autorità hanno avviato operazioni di documentazione e protezione dei ritrovamenti, che includono l’intervento della Guardia Nazionale Marittima e della polizia ambientale per evitare saccheggi e preservare il contesto storico dei materiali esposti.

Una città perduta tra il mare e la sabbia

All’epoca, Neapolis, il cui nome significa letteralmente “città nuova”, fu un importante centro punico poi divenuto città romana e parte della ricca provincia di Africa Proconsolare.

Le fonti storiche e le esplorazioni archeologiche degli ultimi anni suggeriscono che gran parte di questa città fu colpita da catastrofi naturali, in particolare da un grande tsunami nel IV secolo d.C., che sommerse la maggior parte delle sue strutture.

Gli studi subacquei hanno individuato resti di strade, cisterne e vasche per la produzione del garum sotto le acque al largo della costa di Nabeul, rafforzando l’ipotesi di una città parzialmente sommersa in seguito a successivi eventi geologici e climatici.

Il Capitolium, uno dei resti più emblematici del sito archeologico di Dougga.
Il Capitolium, uno dei resti più emblematici del sito archeologico di Dougga.

Ciò che rende straordinario l’effetto della burrasca Harry non è solo la momentanea visibilità di questi resti, ma l’opportunità di studiare parti della città rimaste inaccessibili per secoli.

Sebbene gli esperti sottolineino che molti blocchi e muri potrebbero essere stati trascinati dal mare o appartenere a strutture costiere successive, la coincidenza della loro posizione con l’antica Neapolis ha acceso l’ottimismo nella comunità scientifica.

La sfida di proteggere il patrimonio costiero

Queste sorprendenti scoperte mettono inoltre in luce la fragilità del patrimonio archeologico nelle aree costiere vulnerabili al cambiamento climatico.

L’innalzamento del livello del mare, l’erosione accelerata da tempeste sempre più frequenti e intense e la pressione antropica sulle spiagge fanno sì che molti resti antichi rischino di scomparire per sempre se non verranno adottate adeguate misure di conservazione.

Anfiteatro romano di El Djem, Tunisia.
Anfiteatro romano di El Djem, Tunisia.

Il caso della burrasca Harry si aggiunge ad altri esempi in cui fenomeni meteorologici estremi hanno riportato alla luce frammenti del passato: da tempeste che hanno svelato reperti romani in Europa fino all’esposizione di sepolture antiche dopo il crollo di falesie.

Ora, in Tunisia, si apre una fase cruciale per la ricerca. Nei prossimi mesi, squadre di archeologi, geologi e specialisti del patrimonio marittimo lavoreranno per catalogare e studiare i resti emersi, determinarne la datazione esatta e stabilire se appartengano effettivamente a Neapolis o a un altro insediamento romano o punico.

Sforzi che non solo amplieranno le conoscenze sulla storia della Tunisia e del Mediterraneo antico, ma potranno anche stimolare un rinnovato interesse internazionale per la tutela dei siti archeologici costieri.