Peggio di un aumento di 4°C: la scienza svela perché il caldo estremo colpisce due volte più duramente gli over 65
Il caldo estremo non colpisce tutti allo stesso modo. Una nuova ricerca rivela che gli anziani raggiungono livelli pericolosi di stress da calore con temperature molto inferiori rispetto ai giovani. Ecco perché, secondo la scienza.

La stessa temperatura non comporta lo stesso rischio per tutte le persone. Una nuova ricerca sui limiti fisiologici dell'organismo ha rivelato che gli over 65 possono entrare in una situazione di stress termico pericoloso molto prima rispetto agli adulti più giovani.
Quanto l'età modifichi la capacità del corpo umano di sopportare temperature estreme emerge da un dato particolarmente significativo: con un riscaldamento globale di 1,5 °C rispetto all'epoca preindustriale, circa 290 milioni di persone con più di 60 anni — pari a circa il 22% di questa fascia della popolazione — potrebbero sperimentare almeno 180 ore all'anno di caldo in condizioni nelle quali il loro organismo non è più in grado di mantenere adeguatamente l'equilibrio termico.
Per raggiungere un'esposizione — e un pericolo — paragonabile tra gli adulti più giovani sarebbe necessario arrivare a circa 4 °C di riscaldamento globale.
Il corpo perde la capacità di raffreddarsi
L'organismo dispone di diversi meccanismi per evitare che la temperatura corporea aumenti eccessivamente. Quando fa caldo, i vasi sanguigni della pelle si dilatano per facilitare la dispersione del calore e le ghiandole sudoripare producono sudore, la cui evaporazione contribuisce a raffreddare il corpo.
Con l'invecchiamento, però, questi meccanismi perdono efficacia. Le persone anziane hanno una minore capacità di aumentare il flusso sanguigno verso la pelle e di produrre ed evaporare il sudore. Possono inoltre percepire meno il caldo e la sete, il che ritarda la risposta a una situazione di surriscaldamento. Il risultato è che il corpo può accumulare calore più rapidamente, disponendo al tempo stesso di una minore capacità di eliminarlo.
Anche il cuore svolge un ruolo importante nel meccanismo interno di raffreddamento. Durante il caldo intenso, questo organo vitale deve lavorare di più per inviare il sangue verso la superficie della pelle, mentre la perdita di liquidi attraverso la sudorazione può ridurre il volume sanguigno. Per una persona con un sistema cardiovascolare invecchiato o con patologie preesistenti, questa combinazione può risultare particolarmente impegnativa.
Quando il corpo non riesce più a compensare il caldo
La ricerca, pubblicata dalla National Library of Medicine degli Stati Uniti, utilizza un concetto particolarmente importante: stress termico non compensabile. Si verifica quando l'organismo non riesce più a dissipare una quantità sufficiente di calore e la temperatura interna comincia ad aumentare in modo costante.

Il progetto PSU H.E.A.T. (Human Environmental Age Thresholds) ha realizzato 273 esperimenti in camere climatiche con uomini e donne di età compresa tra 65 e 92 anni, sia a riposo sia durante lo svolgimento di attività quotidiane. L'obiettivo era determinare le combinazioni di temperatura e umidità oltre le quali non è più possibile mantenere l'equilibrio termico.
Questo rappresenta un cambiamento importante rispetto all'utilizzo di un unico limite di sicurezza per tutta la popolazione. I ricercatori sottolineano che le soglie fisiologiche delle persone anziane sono diverse e che i modelli basati esclusivamente sui dati relativi agli adulti più giovani possono sottostimare considerevolmente il numero di persone realmente esposte a un caldo pericoloso.
Il termometro non basta
Anche la temperatura dell'aria, da sola, non è sufficiente per misurare il pericolo. L'umidità è fondamentale perché, quando è elevata, il sudore evapora con maggiore difficoltà. Il corpo perde quindi una delle sue principali vie di raffreddamento e una temperatura che può essere tollerabile con aria secca diventa molto più pericolosa in presenza di elevata umidità.
Lo studio sugli anziani dimostra quindi che non esiste una temperatura universale oltre la quale il caldo diventa automaticamente mortale: il rischio dipende dalle condizioni ambientali e dalle caratteristiche fisiologiche di ogni persona.
La conclusione dei ricercatori è chiara: non esiste un unico livello di caldo pericoloso per tutta la popolazione. L'età, l'umidità, la durata dell'esposizione, l'attività fisica, l'acclimatazione o le patologie preesistenti possono modificare radicalmente la capacità di sopportare un'ondata di calore. Anche le condizioni dell'abitazione sono importanti.
Il pericolo è anche dentro casa
Un altro aspetto particolarmente rilevante dello studio è che molte morti legate al caldo si verificano all'interno delle abitazioni. Il motivo? Durante un'ondata di calore, pareti e tetti possono accumulare energia durante il giorno e mantenere temperature elevate anche durante la notte. In un'abitazione scarsamente ventilata o priva di sistemi adeguati di raffrescamento, il sollievo notturno potrebbe non arrivare.

Questa revisione scientifica riporta che, durante l'episodio di caldo estremo del 2021 nella Columbia Britannica, il 98% dei decessi legati al caldo si verificò in ambienti chiusi. La maggior parte delle vittime era costituita da persone anziane.
Il problema si aggrava in presenza di patologie cardiovascolari, respiratorie o renali. In questi casi, il caldo costringe l'organismo a uno sforzo aggiuntivo e può destabilizzare condizioni patologiche già presenti.
Un problema destinato a crescere con l'invecchiamento della popolazione
La minaccia ha inoltre una dimensione demografica. La popolazione mondiale di età pari o superiore a 60 anni ammontava a circa 1 miliardo di persone nel 2020 e potrebbe raggiungere circa 2,1 miliardi nel 2050. Una parte importante di questa crescita avverrà nei Paesi a basso e medio reddito, dove l'accesso ad abitazioni adeguate, sistemi di raffrescamento e assistenza sanitaria può essere più limitato.
Il problema, in definitiva, non è soltanto che il pianeta si riscalda. È che ogni grado aggiuntivo arriva in una popolazione mondiale sempre più anziana e, quindi, con una percentuale maggiore di persone particolarmente vulnerabili al caldo estremo.
Per questo, le future allerte meteorologiche e sanitarie dovranno prestare sempre maggiore attenzione alla vulnerabilità di gruppi specifici. Una temperatura che un adulto giovane e sano può tollerare per ore può avvicinare una persona anziana al proprio limite fisiologico.
Riferimento della notizia
Kenney, W. L., Cottle, R. M., Vecellio, D. J., Fisher, K. G., Leach, O. K., Kong, Q. & Wolf, S. T. (2025). Age and livability in a hotter climate. eBioMedicine, 122, 106020.