Recuperata una mappa stellare di uno dei maggiori autori dell’antica Grecia: quando la scienza incontra il sapere antico
alcuni frammenti di un testo antico secoli e una mappa stellare che si credevano perduti per sempre sono stati recuperati grazie ad un sistema basato sull'utilizzo dei raggi X

La pratica antica di studiosi e poeti, che usavano scrivere su pergamene fatte di pelli di animali, ha reso difficile la sopravvivenza delle opere stesse, almeno nella loro versione originale. In epoca medievale, infatti, le pergamene venivano riciclate per risparmiare sull’acquisto di quello che era un materiale costoso.
I testi venivano raschiati oppure cancellati lavando le pergamene con latte e farina, per poi essere sostituiti da nuovi scritti. Per questo motivo molte opere degli autori più antichi sono arrivati a noi solo tramite copie o citazioni di altri autori delle epoche successive.
In qualche caso, però è possibile leggere ancora le parole che si credevano perdute per sempre, naturalmente con l’apposita strumentazione.
In un manoscritto medievale, i segreti dell’antica Grecia
In un laboratorio della California un team di scienziati, grazie ad un acceleratore di particelle, è riuscito a riportare alla luce frammenti di un’opera dell’antica Grecia, nascosti in una pergamena medievale.
Il laboratorio coinvolto nella scoperta è lo SLAC National Accelerator Laboratory; qui, utilizzando raggi X fino a un milione di volte più intensi di quelli che si usano in ambito medico, gli scienziati sono riusciti a leggere un palinsesto e cioè una pergamena già utilizzata più volte.

Questa pergamena non è un documento qualunque, è il Codex Climaci Rescriptus proveniente dal Monastero di Santa Caterina in Egitto, dove si conserva una delle maggiori collezioni di testi antichi al mondo.
Il documento risale al IX - X secolo ed è composto da fogli su cui sono annotati dei testi religiosi, ma è stato scoperto che quegli stessi fogli non solo erano stati usati già una volta in passato, in età tardo-antica, ma costituiscono un ponte con un’epoca ancora precedente.
L’astronomia greca sotto nuova luce
Facciamo un passo indietro al III secolo a.C., quando il poeta greco Arato di Soli scrisse la sua opera Phaenomena, dedicata allo studio dell’astronomia.
Successivamente, nel II scolo a.C. Ipparco di Nicea, tra i maggiori astronomi dell'antichità, aggiunse dei commenti alla copia dell’opera in suo possesso, correggendo le imprecisioni di Arato e aggiungendo descrizioni dettagliate che includevano anche una mappa stellare.
Nel VI secolo d.C., poi, un anonimo amanuense ricopiò il poema di Arato insieme alle note di Ipparco, finché, tra il IX e il X secolo, questa copia venne cancellata e la pergamena riutilizzata.
Un'eredità ancora da scoprire
La mappa stellare riportata alla luce nel laboratorio della California non è ancora lo step finale della ricerca, che continua per analizzare anche altre parti del manoscritto.
Le ultime scoperte, comunque, mostrano che la precisione e il rigore dello studio dell’astronomia nella Grecia del II secolo a.C. erano persino più avanzati di quanto si creda.
Non solo descrizioni e mitologia, quindi, ma dati scientifici e metodi affidabili provano che la realizzazione di cataloghi stellari è sicuramente precedente all’epoca romana e più ancora a quella medievale.
Nel caso specifico, inoltre, la scoperta dà la possibilità di conoscere in modo diretto il lavoro di Ipparco di cui ci sono pervenuti ben pochi frammenti originali.
I suoi lavori sono sopravvissuti per lo più grazie alle citazioni, in particolare quelle di Tolomeo, il famoso astronomo, matematico e geografo vissuto ad Alessandria d’Egitto nel II secolo d.C. a testimonianza dell’assoluta importanza degli studi di Ipparco e di quanto essi fossero rispettati anche presso gli antichi.