Tre modi per affrontare le ondate di calore: proteggere le persone, adattare le città, limitare il riscaldamento globale

L’estate 2026 è praticamente caratterizzata da una unica lunga ondata di caldo dovuta all’uso dei combustibili fossili, deforestazione e altre fonti emissive. Come convivere e soprattutto evitare questi eventi? Ecco alcuni consigli diversi dai noti e ripetuti banali decaloghi.

alberi, verde, giardini pensili: più verdeggiamo città e case, meglio sopporteremo le ondate di caldo. Serve però agire alla fonte, per evitare il peggio in futuro.
alberi, verde, giardini pensili: più verdeggiamo città e case, meglio sopporteremo le ondate di caldo. Serve però agire alla fonte, per evitare il peggio in futuro.

Siamo alle prese con una ennesima ondata di caldo che è solo agli inizi, presto per tirare le somme e dire se è nuovamente storica, ora la cosa più utile per tutti è capire cosa sta succedendo e come difendersi, convivere ed evitare il peggio in futuro.

Si sente parlare di tante cose in questi giorni, dal piantare alberi al depavimentare le città, dal fermare le guerre a mangiare meno carne, fino alle più strampalate teorie complottistiche o negazioniste.

Cerchiamo quindi di fare chiarezza su tre macro livelli di azione: oggi e individuale, domani e collettiva, e il futuro a carattere globale. Una non esclude l’altra, anche se nell’emergenza ci possiamo affidare praticamente solo sulla prima. In pratica: proteggersi, adattarsi, evitare che peggiori. Nessuna misura, da sola, risolve il problema.

Azioni individuali: convivere con il caldo, non subirlo

Evitiamo di elencare i decaloghi scontati, sappiamo benissimo che bisogna bere molto, evitare uscire nelle ore calde, proteggere le categorie fragili come anziani, malati cronici, bambini. Riguardo il non uscire, non è totale e coercitivo, attività fisica, lavori, giardinaggio ecc spesso basta spostarli all'alba.

Al tramonto invece è anche peggio, la temperatura massima arriva tardi in questo periodo. Se si esce, informatevi in città sulla presenza dei cosiddetti “rifugi climatici”. Riguardo al condizionatore, non va demonizzato ma nemmeno abusato.

Vediamo ora alcune cose che forse sfuggono. La prima, è di idratarsi prima di avere sete. Quando compare la sete si è già iniziata una lieve disidratazione. Per anziani e lavoratori all'aperto è un concetto importante.

La seconda, ridurre il calore che entra è meglio che toglierlo dopo. Appena arriva il sole in una parete con finestre, sfruttare tutte schermature possibili: abbassare o chiudere persiane e tapparelle, mettere tende esterne sono semplici azioni efficaci. Al contrario, di notte specie se transitano nelle vicinanze temporali di calore, aprire sfruttare l’aria fresca.

Poi, raffreddare il corpo di notte è fondamentale. Una notte tropicale con minima di 25 °C non permette all'organismo di recuperare. Vale la pena investire sul raffrescamento notturno (ventilazione, climatizzazione usata con criterio, schermature).

Infine torniamo al condizionatore: meglio, sia come consumi che come efficienza ed effetto, tenerlo acceso a temperatura anche di 27,28°C per molte ore che accenderlo brevemente a basse temperature. Così si evita anche il surriscaldamento dell’involucro.

Adattare la casa e le città

Queste sono azioni una tantum, da fare come investimento a lungo termine. Case, condomini, villette ecc dovrebbero circondarsi di alberi a fusto alto, con precauzioni vero per il problema temporali, ma offrono un grande beneficio col loro ombreggiamento e refrigerio. Poi abbiamo parlato della direttiva case green, se avete lavori importanti in programma, è ora imperativo agire.

Veniamo ora alle città, non è di oggi che si conosce l’isola di calore urbana, paghiamo le inazioni non solo sui gas serra ma anche nell’urbanistica. Certo non si rimedia al passato in poche settimane, ma occorre agire per cose che ormai sappiamo.

Servono più alberi, ma alberi giusti messi nel posto e modo giusto e curati come si deve. Servono anche più parchi e curare bene quelli esistenti, ma con una avvertenza. Non per sminuirne il ruolo, ma un parco o alberi rinfrescano dove si trovano, misure alla mano non hanno invece effetto apprezzabile in altre zone urbanizzate e cementificate.

Il suolo permeabile e meno asfalto sono importanti, anche per il drenaggio sei sempre più intensi nubifragi.

Anche semplici tende da sole e perfino un ombrellone possono aiutarci a ridurre la temperatura interna.
Anche semplici tende da sole e perfino un ombrellone possono aiutarci a ridurre la temperatura interna.


Ci sarebbero tante altre cose, tetti verdi, facciate chiare, ombra alle fermate degli autobus, fontane e acqua pubblica.
Tutto questo può abbassare la temperatura urbana anche di alcuni gradi, ma se arriva una massa d'aria da +28 °C a 850 hPa continuerà comunque a fare molto caldo. In poche parole, l'adattamento riduce il disagio, ma non elimina il caldo.

Mitigazione: evitare l’ingestibile

Ripetiamolo, ricordatevelo, se lo ricordino i politici dal locale al nazionale e al globale: non esiste adattamento senza mitigazione. Perché abbia azione la riduzione dei gas serra deve essere si collettiva, ma secondo lo spirito dell’accordo di Parigi tutti devono fare la loro parte. Anche la popolazione, supportando scelte come appunto quella che dal 3 agosto impone di aumentare le rinnovabili in edifici nuovi e ristrutturazioni importante.

Il beneficio però si vedrà solo in futuro, anche decenni, in questo modo, arrivando a emissioni nette zero entro il 2050 e perseguendo l’obiettivo 1.5°C, eviteremo il peggio. Nel frattempo però le ondate di caldo resteranno anche nei prossimi decenni. Gestire lìinevitabile evitare l’ingestibile è una volta di più imperativo.