Primavera 2026 in ritardo in Europa? L'avvertimento dell'esperto sul riscaldamento stratosferico

Secondo questo esperto un riscaldamento stratosferico a metà febbraio rischia di ritardare o interrompere il riscaldamento primaverile sull'Europa, con importanti ripercussioni pure in Italia.
Il riscaldamento della stratosfera polare sta creando molto fermento nel mondo della comunità scientifica internazionale. Secondo alcuni esperti la primavera potrebbe arrivare in ritardo a causa di un possibile evento di riscaldamento stratosferico improvviso, noto come stratwarming (SSW, dall'inglese Sudden Stratospheric Warming).
L'avvertimento arriva da James Peacock, capo meteorologo di MetSwift, una società specializzata in informazioni meteorologiche innovative. Secondo l’esperto un riscaldamento stratosferico a metà febbraio rischia di ritardare o interrompere il riscaldamento primaverile nel nord Europa.
Ma cos'è esattamente lo stratwarming?
Si tratta di un fenomeno atmosferico in cui la stratosfera sopra il Polo Nord si riscalda rapidamente, indebolendo o invertendo i forti venti occidentali che circondano il vortice polare. Questo disturbo può propagarsi verso il basso, influenzando la troposfera e causando blocchi atmosferici che permettono all'aria fredda artica di riversarsi sulle latitudini medie.

Uno stratwarming può portare a ondate di freddo prolungate in Europa, spesso con un ritardo di 1-3 settimane dall'evento stratosferico. In casi storici tali eventi hanno già causato nevicate intense e temperature sotto la media in parti del continente.
Dalle ultime proiezioni emerge come il vortice polare possa collassare a metà febbraio, con aria fredda che potrebbe raggiungere il Nord America e l'Europa settentrionale e centrale. Mappe di anomalie termiche mostrano temperature inferiori alla norma in Scandinavia, Regno Unito, Francia e Germania, con effetti che potrebbero estendersi verso sud.
Quali conseguenze si potrebbero avere per l’Italia?
Per l'Italia, le conseguenze potrebbero essere significative, anche se meno estreme rispetto al Nord Europa. Il Paese, posizionato in una zona di confine fra l’aria gelida polare e quella più temperata atlantica, potrebbe sperimentare un prolungamento delle condizioni invernali fino a marzo o aprile.

Sul nord Italia, tra Alpi e Pianura Padana, si potrebbero sperimentare delle ondate di freddo, anche importanti, fino al mese di marzo, che potrebbero avere importanti ripercussioni sul mondo dell’agricoltura.
Sulle aree del Centro-Sud, invece, potrebbero verificarsi venti più forti e precipitazioni abbondanti, con il rischio di vedere lo sviluppo di profondi cicloni extratropicali, molto bassi di latitudine, capaci di causare significative ondate di maltempo.
Le ripercussioni economiche di una primavera in ritardo
Sul piano economico, un ritardo della primavera potrebbe aumentare la domanda di energia per il riscaldamento, gravando sulle bollette delle famiglie e delle imprese.

Il settore turistico, specialmente nelle regioni alpine, potrebbe beneficiare di una stagione sciistica estesa, ma al contrario, le destinazioni primaverili come le coste potrebbero vedere un calo di visitatori a causa del freddo persistente.
Inoltre, trasporti e infrastrutture potrebbero affrontare sfide, con potenziali disagi dovuti a neve o gelo sulle strade e nei porti.
La World Meteorological Organization sottolinea come questi eventi siano interconnessi con pattern atmosferici più ampi, potenzialmente esacerbati dal cambiamento climatico. Per l'Italia, monitorare gli aggiornamenti da fonti affidabili come l'Aeronautica Militare o siti specializzati sarà cruciale per mitigare i rischi. La primavera 2026 potrebbe arrivare, ma forse con un po' di ritardo.