Il lockdown non ferma la CO2: nuovo massimo storico

Le concentrazioni di CO2 in atmosfera continuano ad aumentare nonostante il calo delle emissioni. A Mauna Loa 418.2 ppm, mai così alta in tutta l’evoluzione umana. Cosa dobbiamo fare per limitare l'aumento delle temperature globali entro 1.5°C?

"Attenzione, salita ripida e pericolosa della CO2" sembra indicarci così questo cartello stradale di segnale di pericolo. 418 ppm è un territorio inesplorato nella storia umana!

Ormai è una costante ogni anno, a inizio maggio, il nuovo record assoluto di concentrazione di

CO2 in atmosfera. Lo storico Osservatorio di Mauna Loa ha registrato, il 3 maggio una concentrazione di 418.2 ppm di CO2 , e nel mese aprile 2020 di 416.18 ppm.

Sono i valori più alti da quando esistono queste misurazioni, iniziate nel 1954 durante l’Anno Geofisico Internazionale.

Sappiamo però, in base ai dati indirette come quelli dei carotaggi di ghiaccio, che mai da almeno 2.5 milioni di anni la nostra atmosfera era così carica di gas serra

Un dato non è in contraddizione con la diminuzione delle emissioni dovuta al lockdown per l’emergenza coronavirus.

I dati di CO2

Il nuovo record giornaliero di CO2 , 418.2 ppm registrato il 3 maggio, va a ritoccare il picco registrato lo scorso anno sempre in questi giorni di 415.64 ppm. Questo periodo dell’anno infatti è il momento in cui il ciclo annuale noto come “respiro della Terra” porta porta la concentrazione di biossido di carbonio al massimo stagionale, dopo l’inverno in cui il ciclo della vegetazione vede diminuire gli assorbimenti.

Nei prossimi mesi si assisterà a una diminuzione di concentrazione per fattori naturali, e in inverno di nuovo un aumento.

Era il 2013 quando, sempre in questi giorni, per la prima volta veniva toccata la soglia, simbolica, del numero tondo di 400 ppm. Mai un essere umano ha vissuto nel nostro pianeta in un clima regolato da tali enormi quantità di gas serra.

Sovrapposto a questo ciclo naturale però vi è appunto un costante aumento, ancora più evidente e rappresentativo nei valori mensili e annuali.

Sempre l’Osservatorio di Mauna Loa infatti riscontra ad aprile una concentrazione media di 416.21 ppm, mentre lo scorso anno era di 413.33 ppm. A livello annuale, il 2019 vide qui un valore di 411.43 ppm, nel 2018 era 408.52 ppm.

Valori record anche in Italia, secondo il Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare nell’Osservatorio di Monte Cimone la concentrazione di CO2 ha toccato 418.27 ppm e aprile un valore medio di 417.33, lo scorso anno era 415.4 ppm.

Globalmente, l’ultimo dato disponibile è relativo al mese di febbraio e indicava 413.22 ppm, nel febbraio 2019 era 410.09 ppm.

Calano le emissioni, ma riprendono i consumi energetici in Cina

Gli ultimi dati aggiornati, basati sui consumi energetici e petroliferi, indicano che nel 2020 globalmente vi sarà una riduzione di emissioni serra dell’8%, sei volte maggiore di quella avvenuta durante la crisi finanziaria del 2008/09. Una riduzione simile a quella che servirebbe proprio per il famoso obiettivo 1.5°C dell’accordo di Parigi sul Clima.

per centrare gli obiettivi stabiliti a COP 21, questa riduzione dovrebbe continuare, di questa entità, per decenni fino ad azzerare le emissioni.

Andò peggio, percentualmente, solo al termine della II guerra mondiale, della grande depressione del 1929 e proprio dopo l’influenza spagnola nel 1919/20

Ovviamente non è pensabile che questo avvenga con un lockdown e coprifuoco imposto, servono invece politiche di sostegno per la transizione ad energie rinnovabili, efficienza energetica e corretta gestione di foreste, agricoltura e grandi allevamenti.

Peraltro questa situazione è temporanea, i primi segnali indicano che in Cina il traffico è tornato prossimo ai livelli precedenti a Pechino e aumentano considerevolmente anche a Wuhan.Dopo il crollo vertiginoso a marzo, ci sono anche i primi segnali di ripresa del traffico aereo.

Alcune stime indicano che anche in alcuni paesi Europei, in parte anche in Italia i consumi di elettricità sono in ripresa da fine aprile.

Perché le concentrazioni non calano?

Il nuovo record è dovuto a due motivi sovrapposti. Da un lato, il ciclo stagionale porta, come detto, al massimo annuale di concentrazioni in questi giorni. Dall’altro, l’attuale livello di CO2 in atmosfera risente, complice la complessità del ciclo del carbonio e i lunghi tempi di permanenza della CO2 in atmosfera, anche delle emissioni storiche.

In pratica, le attuali 418.2 ppm sono il risultato dell’accumulo in atmosfera di oltre 1000 miliardi di tonnellate di biossido di carbonio immesse dall’era preindustriale ad oggi. Se quest’anno ne aggiungiamo un po’ meno, è senz’altro meglio ma comunque ne verranno aggiunte circa altri 40 miliardi di tonnellate. Una stima indica che una diminuzione di emissioni del 25% influenzerebbe si e no di 0.2 ppm, dunque porterebbe comunque a nuovi record.

Solo proseguendo le attuali riduzione, naturalmente per scelte politiche virtuose e non per cause di forza maggiore, si arriverebbe un giorno a, come obiettivo della Convenzione clima UNFCCC, “concentrazioni di gas a effetto serra nell'atmosfera a un livello tale da prevenire pericolose interferenze con il sistema climatico”, obiettivo per ora non certo raggiunto nonostante i 25 vertici sul clima ONU e ora, con il rinvio di COP 26, ancora una volta rimandato.