I virus si spiano a vicenda e comunicano fra loro

Alcuni virus usano un sistema di comunicazione e cooperazione basato su segnali chimici (a base di composti chiamati peptidi) rilasciati durante l'infezione.

Un gruppo di scienziati dell'Università di Exeter, nel Regno Unito, lavorando sui batteriofagi ha scoperto queste “comunicazioni”, osservando come i virus infettano quasi esclusivamente i batteri.
Un gruppo di scienziati dell'Università di Exeter, nel Regno Unito, lavorando sui batteriofagi ha scoperto queste “comunicazioni”, osservando come i virus infettano quasi esclusivamente i batteri.

Secondo un recente studio i virus riuscirebbero a comunicare fra di loro, attraverso dei segnali chimici ben precisi che possono essere spiati da altre specie di virus. Sembra un rompicapo, eppure si tratta di un’evidenza scoperta di recente dal mondo scientifico.

A godere dei vantaggi di queste intercettazioni non sono i virus che spiano, ma quelli che hanno inviato il segnale, che può essere usato per manipolare gli avversari.

Lo studio che rileva la comunicazione fra i virus

Un gruppo di scienziati dell'Università di Exeter, nel Regno Unito, lavorando sui batteriofagi ha scoperto queste “comunicazioni”, osservando come i virus infettano quasi esclusivamente i batteri. I risultati di questo studio sono stati pubblicati sulla nota rivista scientifica Cell.

Da questo studio emerge come questi batteri, quando entrano nella cellula di un batterio, possono decidere se rimanere dormienti o rilasciare nuove particelle virali per infettare altre cellule vicine, mediante un processo biologico che gli scienziati chiamano "lisi".

Quando un virus rileva segnali provenienti da un’altra specie, è più probabile che rimanga inattivo invece di uccidere la cellula e rilasciare altri virus, anche quando il messaggio non era destinato a esso e non riflette la sua situazione.
Quando un virus rileva segnali provenienti da un’altra specie, è più probabile che rimanga inattivo invece di uccidere la cellula e rilasciare altri virus, anche quando il messaggio non era destinato a esso e non riflette la sua situazione.

Tale scelta dipende dalla situazione specifica in cui i batteriofagi operano. Se molti batteri sono già stati uccisi da altri virus e ne restano pochi, conviene rimanere dormienti e aspettare migliori opportunità. Se invece restano molti batteri da infettare, meglio optare per la lisi.

L’alleanza dei virus contro i batteri

Alcuni virus usano un sistema di comunicazione e cooperazione basato su segnali chimici (a base di composti chiamati peptidi) rilasciati durante l'infezione. Questo processo molecolare, tecnicamente conosciuto come arbitrium, serve a comunicare agli altri virus a propria situazione nel terreno.

Da qui nasce la strategia dei virus che tendono ad allearsi fra di loro. Un'alta concentrazione di peptidi segnala una mancanza di batteri ospiti da infettare, una bassa concentrazione, invece, un'abbondanza di potenziali ospiti.

Durante le fasi di studio si è visto come un virus di specie A produce il suo peptide e lo manda in giro. Un virus di specie B (rivale, diversa) è in grado di intercettare quel segnale (ha i recettori per riconoscerlo).

I segnali fra virus

Quando un virus rileva segnali provenienti da un’altra specie, è più probabile che rimanga inattivo invece di uccidere la cellula e rilasciare altri virus, anche quando il messaggio non era destinato a esso e non riflette la sua situazione.

Il virus spia riceve un segnale che in realtà descrive la situazione della specie rivale (quanti batteri ha già infettato la specie A). Ma il virus spia lo interpreta come se fosse un segnale suo e quindi tende a restare dormiente più spesso del dovuto.

Alcuni virus usano un sistema di comunicazione e cooperazione basato su segnali chimici (a base di composti chiamati peptidi) rilasciati durante l'infezione. Questo processo molecolare, tecnicamente conosciuto come arbitrium, serve a comunicare agli altri virus a propria situazione nel terreno.
Alcuni virus usano un sistema di comunicazione e cooperazione basato su segnali chimici (a base di composti chiamati peptidi) rilasciati durante l'infezione. Questo processo molecolare, tecnicamente conosciuto come arbitrium, serve a comunicare agli altri virus a propria situazione nel terreno.

Pertanto, invece di moltiplicarsi aggressivamente, quando potrebbe farlo, si spaventa e resta inattivo per molto tempo. La possiamo considerare come una vera e propria manipolazione dei virus di specie diverse dalla propria.

Cosa conclude lo studio?

Da questo studio emerge molto chiaramente come i virus non sono solo predatori solitari dei batteri. Hanno un loro linguaggio chimico sofisticato, e questo linguaggio può essere intercettato e sfruttato anche dai rivali, a volte a proprio svantaggio.

È un po’ come se in una guerra due eserciti nemici usassero la stessa frequenza radio. Uno potrebbe mandare falsi messaggi per far credere all’altro che la battaglia stia andando male, inducendolo a ritirarsi, quando la realtà è l’esatto opposto.

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