Super El Niño: le ondate di calore in Europa diventeranno ancora più intense
Questo riscaldamento anomalo non rimarrà confinato sui tropici. Ma agirà come una sorgente di calore che perturberà la circolazione generale atmosferica, fino alle medie latitudini. Le enormi quantità di calore rilasciate in atmosfera si risentiranno fino in Europa.

Nei prossimi mesi, e soprattutto tra la fine del 2026 e il 2027, assisteremo a uno dei trasferimenti di energia più significativi del sistema climatico terrestre. Un’enorme quantità di calore accumulata nell’Oceano Pacifico equatoriale sta per essere rilasciata in atmosfera, con conseguenze che si propagheranno a cascata sull’intero pianeta.
Negli ultimi mesi il Pacifico equatoriale ha accumulato un’enorme riserva termica in superficie e negli strati superiori dell’oceano. Questo serbatoio di calore, ulteriormente amplificato dal riscaldamento globale di origine antropica, verrà liberato attraverso la fase calda dell’oscillazione ENSO (El Niño-Southern Oscillation).
Il meccanismo di El Niño: dal Pacifico all’atmosfera
In condizioni normali (fase neutra o La Niña), gli alisei soffiano da est verso ovest lungo l’equatore, spingendo le acque superficiali calde verso l’Indonesia e l’Australia. Questo genera una forte differenza termica, con acque molto calde a ovest e risalita di acque fredde e ricche di nutrienti (upwelling) a est, lungo le coste di Cile e Perù. Le intense piogge e la convezione profonda si concentrano così sul Pacifico occidentale.

Durante El Niño, invece, gli alisei si indeboliscono o si invertono. Le acque calde si espandono verso est, il termoclino si approfondisce nel Pacifico orientale e l’upwelling si riduce drasticamente. La temperatura superficiale del mare può aumentare di +1°C fino a +3°C o oltre (nei casi di “Super El Niño”), estendendo un vasto tappeto di acque calde su migliaia di chilometri.
Il calore non resta intrappolato nell’oceano. L’aumento della temperatura superficiale dell’oceano incrementa l’evaporazione e genera potenti moti ascensionali, con la formazione di imponenti cumulonembi.
Durante questi processi convettivi, le masse d’aria calde e umide salgono rapidamente nella troposfera, rilasciando enormi quantità di calore latente, attraverso la condensazione di nuvole e precipitazioni. Il risultato è un’anomalia di riscaldamento troposferico estesa sul Pacifico centrale-orientale.
Onde di Rossby e propagazione planetaria
Questo riscaldamento anomalo non rimane confinato sui tropici. Agisce come una sorgente di calore che perturba la circolazione generale atmosferica, favorendo la formazione di onde di Rossby (onde planetarie) stazionarie o quasi-stazionarie che si propagano verso i poli e verso est.

Queste onde modificano la corrente a getto, amplificano la variabilità della circolazione e aumentano le probabilità di sviluppo di blocchi anticiclonici persistenti, estremi termici e alterazioni nelle traiettorie delle perturbazioni su scala emisferica.
Perché 2027 e 2028 saranno gli anni più caldi di sempre?
Le previsioni indicano che El Niño si rafforzerà verso l’inverno boreale 2026-2027, con elevata probabilità di raggiungere intensità forte o molto forte. Il picco di rilascio di calore avviene tipicamente alcuni mesi dopo il massimo delle anomalie oceaniche, quindi tra fine 2026 e metà 2027.
Con un El Niño forte su una base già estremamente calda, la temperatura media globale potrebbe toccare picchi intorno a +1,7°C rispetto al periodo preindustriale (1880-1920), segnando un’ulteriore accelerazione del riscaldamento climatico.
A questo si aggiunge un effetto particolarmente rilevante per l’Europa. Tutto il calore immesso in atmosfera innalzerà ulteriormente la *baseline* delle temperature. Le ondate di calore future partiranno da un livello medio più elevato, rendendo gli eventi estremi non solo più probabili, ma potenzialmente più intensi e prolungati.
Anche un’anomalia “normale” per El Niño si tradurrà, su questa base rialzata, in picchi termici ancora più eccezionali.
Il fenomeno ci ricorda quanto il sistema climatico sia interconnesso. E un evento che nasce nell’Oceano Pacifico equatoriale può influenzare temperature, precipitazioni ed estremi meteorologici in ogni angolo del pianeta, Europa compresa. Prepararsi a questi scenari non è più un’opzione, ma una necessità.