Grave siccità al nord: quando terminerà?

Preoccupa la secca inusuale dei fiumi e la scarsa quantità d’acqua presente nei grandi laghi al nord. Qual è la situazione e cosa possiamo fare in attesa della pioggia?

Luca Lombroso Luca Lombroso 13 Mar 2019 - 06:13 UTC
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La siccità inaridisce i terreni e contribuisce al complesso fenomeno della desertificazione

Si aggrava la siccità al nord. In questa prima parte del 2019, sono transitate numerose perturbazioni, ma complice la traiettoria prevalente da nordovest la pianura Padana e il settore tirrenico del centro Italia spesso hanno avuto scarse precipitazioni a causa dell’effetto barriera dell’arco Alpino. Di conseguenza aumenta la preoccupazione soprattutto da parte delle organizzazioni di agricoltori e dei consorzi di bonifica, in prospettiva dell’estate, stagione in cui cresce la necessità di acqua per le attività umane. La siccità può essere di quattro tipi: siccità meteorologica, siccità agricola, siccità idrologica e siccità socio economica. Spesso vi è un mix di questi fattori, e non è facile capire quando inizia e quando termina.

Da quanto manca la pioggia?

L’ultima perturbazione che ha portato piogge e nevicate di una certa consistenza al nordest risale all’episodio perturbato dell’1-2 febbraio, in alcune zone del nordovest addirittura, salvo episodi di scarsa consistenza, a fine novembre. A poco sono servite piogge localmente alluvionali, le precipitazioni dovrebbero seguire gli andamenti stagionali, senza eccessi in un verso o nell’altro.

A Torino nell’inverno meteorologico (dicembre-gennaio-febbraio) sono caduti circa 35 mm di pioggia, solo il 25% di quanto ci si attende dalla climatologia. A Milano nell’inverno 2018/19 sono caduti circa 80 mm di pioggia e Bologna 90 mm, la metà scarsa della quantità attesa. Le conseguenze sono già vistose sui fiumi, il Po è in magra più di quel che solitamente ci si attende in estate. La portata a Boretto (RE) è di 673 m3/s, la metà di quel che dovrebbe essere in questa stagione. In magra anche i principali affluenti, nonostante le piene di inizio febbraio dei fiumi emiliani.

Anche i grandi laghi prealpini sono in sofferenza, nel Lago di Como vi è un ammanco di 95 milioni di metri cubi e in quello maggiore di 174 milioni di m3, circa il 20% della quantità d’acqua che dovrebbe essere presente. La neve sulle Alpi ha tardato ad arrivare e già è sparita o quasi sotto i 1300-1500 m; la stagione sciistica è stata in molte zone alpine è stata salvata solo dalla pratica dell’innevamento artificiale, con i conseguenti consumi idrici.

Quando terminerà la siccità?

Difficile dare una risposta a questa domanda. La situazione meteo si fa più dinamica, una perturbazione transiterà nelle prossime ore, ma non porterà la vera svolta al nord, solo qualche piovasco e rovesci principalmente al nordest. Maggiori speranze di pioggia al nord si delineano a inizio della prossima settimana, non sembra però una situazione risolutiva e le proiezioni stagionali non sono sufficientemente attendibili per dire se la siccità terminerà.

Cosa fare di fronte all’emergenza siccità?

Anzitutto, ognuno di noi deve cercare di ridurre i consumi ed evitare gli sprechi, ma non basta la pur importante azione individuale. Servono adeguati piani d’emergenza e azioni di adattamento cambiamenti climatici, che rendono più frequenti eventi siccitosi come quello in corso. I nuovi bacini non sono la vera soluzione, se le piogge risultano scarse e i prelievi idrici nel contempo aumentano.

Occorre ottimizzare le pratiche agricole, per esempio migliorando le tecniche di irrigazione e scegliere colture meno esigenti di acqua. Ricordiamoci poi che i veri consumi d’acqua sono quelli occulti, per il concetto di water footprint (impronta idrica), a cui presto dedicheremo un approfondimento.

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