Ecco il cambio di scenario che può spalancare le porte del grande freddo sull'Europa per fine mese

Sarà una terza decade di gennaio particolarmente dinamica e ricca di novità quella che ci aspetta. I segnali sono tutti rivolti al possibile ingresso del freddo sul vecchio continente.

Quando il getto rallenta e inizia a "serpeggiare", i disturbi atmosferici non vengono più smorzati rapidamente, ma possono amplificarsi. Questo processo favorisce la formazione di creste anticicloniche alle alte latitudini. Da qui si spalancano le porte del gelo artico.
Quando il getto rallenta e inizia a "serpeggiare", i disturbi atmosferici non vengono più smorzati rapidamente, ma possono amplificarsi. Questo processo favorisce la formazione di creste anticicloniche alle alte latitudini. Da qui si spalancano le porte del gelo artico.

Oggi, grazie ai nuovi metodi tracciati dalla meteorologia moderna, è possibile elaborare una linea di tendenza di lungo periodo, utilizzando il metodo scientifico. Prevedere il tempo a 10 o 15 giorni non è un atto di fede, né una scommessa alla cieca. Bensì si tratta, al contrario, di uno studio rigoroso degli scenari di probabilità.

Mentre ci avviamo verso la conclusione della prima metà del mese, gli occhi degli esperti sono puntati sull'ultima decade di gennaio, che potrebbe segnare una svolta rispetto all'attuale dominio atlantico.

Il metodo della scienza probabilistica e la dinamica dei blocchi

Dopo una fase caratterizzata da correnti oceaniche tese e zonali, i principali modelli matematici iniziano a intravedere un cambio di assetto a livello emisferico. Il segnale principale è la tendenza del getto polare a diventare più ondulato.

Se la prima parte del mese è dedicata alla fase atlantica, la terza decade di gennaio potrebbe aprire una finestra diversa. I segnali dei modelli verso un assetto più bloccato appaiono coerenti e supportati anche dalle singole medie probabilistiche dei modelli globali.
Se la prima parte del mese è dedicata alla fase atlantica, la terza decade di gennaio potrebbe aprire una finestra diversa. I segnali dei modelli verso un assetto più bloccato appaiono coerenti e supportati anche dalle singole medie probabilistiche dei modelli globali.

Quando il getto rallenta e inizia a "serpeggiare", i disturbi atmosferici non vengono più smorzati rapidamente, ma possono amplificarsi. Questo processo favorisce la formazione di creste anticicloniche alle alte latitudini.

Si tratta dei cosiddetti "blocchi", configurazioni anticicloniche che sbarrano la strada alle miti correnti atlantiche e aprono la porta a scenari più freddi e dinamici per l'Europa.

Gli attori protagonisti di questo cambio di scenario

In questa complessa scacchiera, diversi attori giocano un ruolo fondamentale. Uno di questi è proprio la Madden-Julian Oscillation. La riattivazione della convezione tropicale, dopo un periodo di stasi, può spingere onde atmosferiche più ampie e lente verso le medie latitudini.

Occorre ricordare che non esiste un automatismo: se la MJO resta debole o incoerente, il suo impatto sul comparto europeo risulterà sfumato. I "compositi" (le mappe statistiche basate sul passato) sono utili, ma restano una forma di determinismo retroattivo che va usata con cautela.

L'arrivo del freddo atteso per la parte finale del mese in Europa. Ancora troppo presto per sapere quale sarà la traiettoria del canale gelido.
L'arrivo del freddo atteso per la parte finale del mese in Europa. Ancora troppo presto per sapere quale sarà la traiettoria del canale gelido.

Un altro attore protagonista è il momento angolare atmosferico che segnala spesso una circolazione meno "zonale" (da ovest verso est) e una maggiore propensione dell'atmosfera a creare onde di calore e freddo più accentuate. È un indicatore prezioso per capire se il flusso atlantico sta davvero perdendo forza.

Cosa bisogna aspettarci per la terza decade?

Se la prima parte del mese è dedicata alla fase atlantica, la terza decade di gennaio potrebbe aprire una finestra diversa. I segnali dei modelli verso un assetto più bloccato appaiono coerenti e supportati anche dalle singole medie probabilistiche dei modelli globali.

Il punto critico? Resta da definire la tenuta di questo nuovo pattern e, soprattutto, il suo posizionamento geografico. Saranno questi dettagli, prevedibili solo a ridosso dell'evento, a determinare se l'Italia e l'Europa vivranno una fase di freddo invernale o se il blocco favorirà altre aree del continente, come ad esempio l’Europa occidentale, o la Grecia e la Turchia.

La meteorologia non dà certezze, ma oggi gli strumenti scientifici ci permettono di identificare la strada che l'atmosfera ha deciso di intraprendere. E la strada di fine gennaio sembra portare lontano dalla monotonia atlantica.